Se vi dicessero che il rumore è il nuovo fumo passivo?

Oggi presentiamo il nostro libro “L’anno che verrà 2020” e abbiamo chiesto a Luca Marini, Corporate Communication & CSR Associate Director di Amplifon, uno dei partner della pubblicazione, di raccontare uno dei loro progetti in cui la comunicazione diventa sostanza.

Inquinamento acustico, questo sconosciuto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), oltre il 40% della popolazione dei paesi UE è esposta a livelli di rumore ambientale superiori ai 55 decibel. 1 su 5 a livelli oltre i 65 db durante le ore diurne, mentre nelle ore notturne il 30% dei cittadini europei deve fare i conti con livelli di rumore che superano i 55 db. 

I dati extra-europei non sono altrettanto dettagliati, ma in Europa è vero, utile e necessario affermare che l’inquinamento acustico derivante dal traffico cittadino rappresenta il più grave e sottovalutato problema ambientale dopo l’inquinamento atmosferico derivante da polveri sottili. Di nuovo secondo l’OMS i rischi per la salute di vivere in ambienti altamente rumorosi, come le nostre città, includono la perdita precoce dell’udito, malattie cardiovascolari e i disturbi del sonno. 

È un problema ambientale perché ha un effetto sull’uomo e sul suo habitat naturale che, ironia della sorte, possiamo definire “silente”. 

“Il rumore è il nuovo fumo passivo”, sostiene la NGO americana Quiet Coalition.

 In Europa le istituzioni comunitarie hanno iniziato a trattare il tema già nel 2002, con una direttiva indirizzata espressamente alla riduzione dell’inquinamento acustico ambientale. Negli Stati Uniti, al contrario non vi è traccia di norme federali sul tema dalla seconda metà degli anni Settanta. Si sono dunque mosse le istituzioni locali, per rispondere alla crescente domanda pubblica di oasi urbane di noise detox

Per questo è importante adottare un approccio inclusivo in cui la sostenibilità ambientale ricomprenda e venga indirizzata verso ogni forma d’inquinamento. Viviamo un ecosistema sempre più “assordante”, in cui i disturbi dell’udito seguono un ininterrotto trend di crescita, anche a danno di giovani e giovanissimi, e dove l’ecologia acustica è ancora molto trascurata,

Come azienda leader a livello mondiale nel settore degli apparecchi acustici, Amplifon da anni monitora il fenomeno dell’inquinamento acustico. Con il progetto “Ci Sentiamo Dopo” nel 2019 abbiamo raccontato ai giovani che è possibile ascoltare la buona musica responsabilmente, senza rinunciare al brivido del concerto. 

Nel 2020, raggiugeremo oltre 800 scuole italiane per promuovere l’importanza del benessere uditivo e trasformare i nostri giovani in ambasciatori dell’ecologia acustica. Attraverso workshop dedicati e un kit ludico-informativo, gli studenti potranno scoprire le emozioni dei suoni del passato e del futuro; e daranno vita a una mappa interattiva dell’ecologia acustica del Paese. 

Da Milano ad Auckland, passando per oltre 29 Paesi il programma di Corporate Citizenship “We Care” di Amplifon, di cui Ci Sentiamo Dopo è oggi l’iniziativa più recente, ha l’obiettivo di rimuovere le barriere che limitano l’inclusione sociale, per combattere l’isolamento e lo stigma e abilitare la partecipazione attiva in comunità inclusive. Dove non sia necessario alzare la voce per farsi sentire. 

[Luca Marini, Corporate Communication & CSR Associate Director, Amplifon]