La politica torna a decidere l’economia mondiale

Pubblichiamo uno dei testi del nostro libro “L’anno che verrà – 2020” scritto da Ferdinando Giugliano

Dopo la crisi del 2008, i banchieri centrali hanno avuto in mano il destino dell’economia mondiale. Le politiche monetarie ultra-espansive hanno contribuito a rilanciare la crescita e far calare la disoccupazione, evitando che economie come l’eurozona finissero in deflazione. Nel 2020, i banchieri centrali passeranno da attori protagonisti a comprimari.

Il futuro dell’economia mondiale è tornato nelle mani dei politici, che dovranno decidere se adottare politiche di bilancio espansive e, soprattutto, se continuare con le dannose guerre commerciali che hanno frenato la ripresa nel 2019. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che l’economia mondiale crescerà del 3% nel 2020, il tasso più lento dal 2009. Il motivo principale è la frenata del commercio internazionale, che dovrebbe aumentare di appena l’1,2% secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il Fondo ritiene che la guerra dei dazi avviata dal presidente americano Donald Trump ridurrà il prodotto interno lordo mondiale di circa 700 miliardi di dollari entro il 2020, anche per gli effetti indiretti su investimenti e mercati finanziari. Le banche centrali hanno adottato nel 2019 politiche nuovamente espansive e sono pronte a continuare su questa strada se necessario. Ma con tassi d’interesse ai minimi (se non addirittura negativi), e lunghi programmi di “quantitative easing” alle spalle, qualsiasi loro nuova misura rischia di avere effetti meno marcati che in passato.

La principale speranza è che Stati Uniti e Cina raggiungano un accordo che elimini i dazi che i due Paesi si sono imposti reciprocamente in questi anni, e che Trump decida di non aprire altri fronti, ad esempio evitando misure protezionistiche sull’industria automobilistica europea. Tuttavia, l’Europa farebbe bene a mettere in campo delle politiche di bilancio espansive per evitare il rischio di una recessione. Paesi come l’Italia hanno pochi margini di manovra a causa di un debito pubblico alto. La Germania invece, dopo un anno di crescita irrisoria, ha sicuramente spazio per fare di più.

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