Cosa hanno in comune giornalismo e software

Oltre a un’anima giornalistica, Good Morning Italia ha un cuore tecnologico, rappresentato da un team di sette persone, tra web designer e sviluppatori, che lavorano tra l’Italia, Londra e New Delhi. Il frutto del loro lavoro è la piattaforma digitale che include l’Editor con cui da circa un anno a questa parte produciamo quotidianamente il briefing.

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“Giornalismo e software sono due attività artigianali. Si somigliano perché ogni obiettivo o necessità può trovare, nei rispettivi campi, una risposta costruita in mille modi diversi – racconta Paolo Valdemarin, Cto di Good Morning Italia e responsabile del team – e quindi entrambi lasciano grande spazio alla creatività”.  

Atomi di notizia
Il risultato di questa idea è la scelta di progettare una piattaforma tecnologica dedicata, sostituendo il software per l’invio di email usato in precedenza – efficiente sì, ma predisposto per un insieme di obiettivi prefissati e quindi limitati.

L’idea dell’Editor, i cui lavori sono iniziati tre anni fa, si basa su quella che Paolo definisce ‘una teoria unificatrice delle notizie’: “Il briefing è composto di singoli ‘atomi di notizia’ – spiega – e su questi singoli elementi possiamo intervenire per utilizzarli in modo flessibile. Più siamo capaci di rendere quest’utilizzo elastico, più siamo in grado di creare nuovi prodotti di informazione”.

I pesi in gioco in questa visione sono principalmente due: la selezione giornalistica delle notizie e gli interessi dei lettori. La sfida, nel tempo, tenere insieme questi due punti di vista e, grazie alle capacità della piattaforma, mantenere i vantaggi di entrambi.

“In questo senso, da un punto di vista tecnico, i metadati che accompagnano ognuno dei news item che compongono il briefing – spiega Paolo – sono la parte più interessante perché definiscono, ad esempio attraverso l’attribuzione della categoria o dell’importanza di una notizia, la forma che il briefing assume. Nel tempo questa capacità di definizione aumenterà e sarà raffinata ulteriormente”. 

Officina interattiva

Per immaginare e costruire l’Editor e le sue funzioni, il team lavora secondo una metodologia basata su un approccio iterativo – riducendo all’osso: progetto, sviluppo, test, implementazione e via da capo è lo schema – che parte sempre da una domanda: qual è il problema che devo risolvere? 

“Un ragionamento piuttosto comune quando si dialoga con designer e sviluppatori è chiederci di realizzare una certa soluzione: un pulsante, una schermata o qualcosa del genere – racconta Paolo -. Partire dal problema, invece, è il punto di vista che noi preferiamo. Identificata la domanda, processo non banale tra l’altro, proviamo a immaginare delle soluzioni, sotto forma di piccole storie, in cui a fronte di ogni ipotesi immaginiamo specifici sviluppi, alternative e/o conseguenze di quella certa soluzione progettuale”.

Tornando alle analogie tra software e giornalismo, se pensiamo al fatto che non esista un unico modo di scrivere un notizia soddisfacendo il bisogno di informare, diventa più chiaro come allo stesso modo non esista un unico modo di realizzare un software utile a soddisfare il bisogno di informare (continua…).