“Fare impresa come fosse una rivoluzione”: intervista al Ceo e co-fondatore di Satispay Alberto Dalmasso

Alberto Dalmasso

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Piccolo non è bello, potrebbe essere un motto adatto per Alberto Dalmasso, fondatore e Ceo di Satispay, l’app di pagamenti digitali che nel corso di quest’anno ha raggiunto quota 1,3 milioni di utenti in continua crescita.

In primo luogo, perché, appunto, Satispay ti libera dai lati sgradevoli delle monetine: quelle che ti servono per pagare il caffè, il giornale o un abbonamento mensile a Good Morning Italia (ogni riferimento è puramente… voluto!).

Poi perché, dal 2013, anno in cui l’idea è nata, molta strada è stata fatta e Satispay, da piccola startup, è diventata una società con cento dipendenti, punto di riferimento per i pagamenti digitali in Italia mentre inizia a muovere anche i primi passi oltre confine e 42 milioni di finanziamenti raccolti, oltre a essere stata inclusa nella classifica mondiale Fintech 250 di CB Insights.

“Satispay è nata fondamentalmente per due motivi: il primo – racconta Alberto – è il bisogno di non avere una vita complicata dal contante e trovarsi in quelle situazioni fastidiose in cui vorresti fare colazione, ma non hai contanti oppure hai appena prelevato ma hai solo banconote da 50 euro e il barista ti guarda male all’idea di darti il resto. L’altro bisogno era quello di fare azienda. Non volevo più che il mio futuro professionale, la mia possibilità di crescere, affrontare nuove sfide, assumere maggiori responsabilità dipendesse da altre persone. Incontrare Dario Brignone, il mio socio, è stato uno snodo importante: c’è stata subito intesa, abbiamo visto di avere una metodologia condivisa e da lì siamo partiti”.

Parlando di bisogni, soddisfatto quello relativo a come gestire il contante, ci racconti invece come ti sei organizzato riguardo all’informazione?

“Good Morning Italia, la rassegna stampa di Satispay e i podcast sono le mie fonti quotidiane. A Good Morning Italia mi sono abbonato a vita, prima ancora dell’accordo con cui è possibile pagare l’abbonamento con la nostra app e quindi, ironia della sorte, non ho nemmeno potuto usare questa funzione! Con il suo approccio anche più tech oriented rispetto a prodotti simili è arrivata come un sollievo: al mattino è fondamentale per me, perché parlando spesso con degli investitori non posso non sapere che cosa è appena successo nei mercati finanziari. Ma lo stesso vale per il confronto con i colleghi o i fornitori: non puoi non sapere cosa succede nel “mondo normale” se hai quotidianamente da fare delle scelte, sviluppare progetti e accordi che lo riguardano. Attualmente lo leggo più spesso via email, mentre l’app la uso quando ho bisogno di staccare dal flusso quotidiano che, inevitabilmente, intercetterei aprendo la posta”.

Oltre a Good Morning Italia, com’è la tua routine del mattino?

“Una volta c’era lo yoga, oggi invece c’è mio figlio Amedeo. Quindi il risveglio è dedicato a lui, accompagnato appunto dalla lettura di Good Morning e della nostra rassegna e l’ascolto di podcast. Il mio preferito è il ‘Ft News Briefing’. Poi apprezzo anche il ‘Global News Podcast’ della Bbc, ‘The Economist Radio’ quando riesco e, anche se è molto incentrato sugli Usa, ‘The Daily’ del New York Times. In italiano, non mi dispiace ‘Start’ del Sole 24 Ore. In generale, mi sento a disagio se al mattino non riesco a informarmi e ad avere un quadro delle cose importanti della giornata. Da tempo, ormai non mi capita praticamente più di arrivare a lavoro senza avere le idee chiare al riguardo”.

E invece, parlando di svago e tempo libero, che cosa ti piace ascoltare?

“I podcast penso siano l’unico format che ti aggiunge quella venticinquesima ora alla giornata che serve, perché davvero puoi ascoltarli mentre fai le attività più svariate. Uno che mi piace molto è quello di Hodinkee, sito e-commerce di orologi, che attorno a questo filo conduttore raccoglie storie che hanno a che fare con il tempo. Un altro molto bello è “Coffee with the greats”, chiacchierate condotte dall’attore Miles Fisher e dal padre Richard, ex governatore della Federal Reserve di Dallas, che hanno intervistato per esempio Jamie Dimon, ad di Jp Morgan, e Ajay Banga, ad di Mastercard: due storie che ho trovato molto interessanti per ciò che raccontano sui temi della leadership e della gestione del tempo tra lavoro e famiglia. Ancora “Masters of scale” di Reid Hoffman, fondatore di Linkedin, e Meditative Stories, realizzato in partnership con Thrive Global, la società fondata nel 2016 da Arianna Huffington, che sono delle storie di persone costruite però per fornire all’ascoltatore l’occasione di fare un’esperienza meditativa. In particolare, ho trovato fantastica la puntata dedicata ad Angela Jean Ahrendts, ex ceo di Burberry e fino al 2019 vicepresidente responsabile delle vendite di Apple”.

Un libro che consiglieresti?

“Penso ‘The Hard Thing About Hard Things’ di Ben Horowitz, imprenditore e co-fondatore della società di venture capital Andreessen Horowitz. Un bellissimo libro sia dal punto di vista dell’esperienza umana, sia per il fatto che è un ottimo manuale di management”.

Sul tuo profilo Linkedin, ti definisci, tra le altre cose, un appassionato di sport all’aperto. Quali sport esattamente e come sei passato da questi allo yoga?

“Ho sempre praticato sport legati alla montagna, come sci e snowboard, e nuoto e pallanuoto. Poi quando ho cominciato a lavorare, ho sentito maggiormente il bisogno di stare all’aperto nel tempo libero e quindi mi sono dato all’arrampicata, poi alla corsa e alla mountain bike, che pratico tutt’ora. Ed è grazie a questi sport che, oltre ad aver conosciuto mia moglie Nadia, ho iniziato prima a fare meditazione e poi yoga. Sì, un percorso un po’ al contrario, in effetti! Lo yoga penso sia complementare al fatto che quando sei molto impegnato senti il bisogno di avere uno spazio in cui poter rallentare. Mi piace il fatto che lo puoi portare con te ovunque vai, l’aspetto rituale, il fatto che quando srotoli il tappetino entri in un momento e in uno spazio esclusivo. Inoltre, da un punto di vista fisico, mi aiuta a mantenere la forza e la flessibilità che poi mi tornano utili quando pratico sport”.

Sul sito di Satispay, una delle parole chiave che salta all’occhio è “rivoluzione”: di che rivoluzione abbiamo bisogno oggi?

“Sul lato monetario penso che abbiamo bisogno di un sistema che ci permetta di gestire il denaro sganciandoci completamente da quelli che sono i presupposti attuali, come le carte e simili, altrimenti in Italia ci vorranno altri dieci o vent’anni prima di arrivare ad avere un uso della moneta elettronica che copra l’80-90% della popolazione. In generale, poi, abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale che smetta di incensare il fatto che “piccolo è bello”, che un professionista che lavora da solo, purtroppo, resta solo e costruisce molto meno di quanto potrebbe facendo squadra e che invece accetti e premi il fatto che si può fare azienda in modo diverso. Vorrei una rivoluzione che ci allontani dall’individualismo e che alimenti l’entusiasmo per chi ce la fa. Un giorno passeggiavo in un porto e ho sentito un bambino chiedere alla madre di chi erano le barche ormeggiate al molo. La madre ha risposto: ‘Sono di persone che non hanno pagato le tasse’. Ecco, so che in qualche caso questo è vero, ma mi piacerebbe che imparassimo a raccontare ai bambini che la barca è di qualcuno che ha avuto successo, perché si tratta di persone che hanno fatto le cose per bene”.