Trasformare una passione in impresa: due chiacchiere con Caterina Zanzi, fondatrice del blog “Conosco un posto”

Caterina Zanzi

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“Assaggio tutto prima di dire che non mi piace, leggo appena posso e faccio maratone di serie tv”. Caterina Zanzi, 33 anni, fondatrice del blog “Conosco un posto”, guida alle cose belle da fare a Milano e dintorni, ci racconta come si trasforma una passione (e un’abitudine familiare) in un’impresa digitale che oggi conta circa 400 mila visualizzazioni mensili sul blog e una comunità di 142 mila follower su Instagram e altri 90 mila su Facebook.

Cominciamo dalla tua attività: ci racconti come è nato “Conosco un posto” e di cosa si occupa?

“Il blog è nato nel 2014, motivato fondamentalmente dall’amore che ho per Milano, la mia città. Sono nata e cresciuta qui e, anche se ho fatto qualche esperienza all’estero, poi sono sempre tornata. Ciò che mi piace di Milano è che riserva sempre qualche sorpresa e così, anche per il fatto che nella mia famiglia siamo sempre stati appassionati di cibo, ho preso ispirazione dall’abitudine familiare di andare in giro a scoprire nuovi posti per iniziare la mia attività. Fino a gennaio 2020 il mio lavoro principale era per una rivista che si occupa di economia della moda, poi ho deciso di fare il salto e dedicarmi solo al blog e alla produzione di contenuti da creator che pubblichiamo su Facebook, Instagram, su un canale Telegram, su Spotify sotto forma di playlist e anche tramite una newsletter che, oltre a essere un collettore dei nostri articoli, si è evoluta anche sotto forma di rassegna stampa sui temi di nostro interesse”.

Dal tuo plurale, capisco che siete in diversi a lavorarci.

“Sì. Il blog è nato come progetto personale, poi pian piano alcuni lettori si sono proposti per diventare parte della storia. Oggi siamo in nove in tutto e ognuno mette a frutto le proprie competenze, per dire come account o come fotografa, oltre alla scrittura. Eccetto me, le altre persone lavorano come contributor, ma l’idea è riuscire nel tempo a creare una struttura più stabile”.

Com’è stato fare questo passaggio da lavoratrice dipendente a imprenditrice?

“Ho avuto il tempismo di licenziarmi due mesi prima dell’inizio della pandemia, ma a parte questo ho sempre voluto fare un lavoro che mi rispecchiasse e, quindi, a un certo punto mi sono buttata. Onestamente, il lavoro era già avviato da diversi anni anni, per cui l’ho fatto comunque con un discreto margine di certezza”. 

Ci racconti invece la tua routine del mattino?

“Good Morning Italia è l’unica newsletter che leggo al mattino, quando accendo il pc e recupero il gap su quanto è accaduto tra le sei della sera prima, quando in genere leggo la newsletter serale del Post, e il mattino. Mi piace soprattutto il taglio internazionale del briefing di Good Morning Italia. Poi la giornata prosegue con la mia rassegna di lavoro su Milano e sul settore ristorazione, anche se spesso, seguendo la curiosità, mi ritrovo a leggere contenuti o a visitare siti su temi totalmente diversi. L’altro giorno, per esempio, mi è successo con il tema del riconoscimento facciale. Mi piace spaziare, per cui assecondo volentieri questa curiosità”. 

Sul tuo profilo Instagram, ci sono foto di imponenti pile di libri: qualche titolo che consiglieresti agli altri abbonati di Good Morning Italia?

“Sono soprattutto una lettrice di romanzi e ultimamente mi sto dedicando soprattutto alla letteratura italiana. “La città dei vivi” di Nicola Lagioia, che ho letto a inizio anno, mi è piaciuto moltissimo. Adesso sto facendo una piccola maratona dei libri candidati al Premio Strega e “Due vite” di Emanuele Trevi mi è piaciuto particolarmente. Poi, sono un’appassionata di letteratura giapponese, così come di Eshkol Nevo ed Emmanuel Carrère”.

Cosa ascolti, invece?

“Dunque, la proporzione tra contenuti letti e ascoltati per me è, più o meno, 90 e 10. Mi piacciono i podcast crime, “Veleno” in primo luogo. Mi piace anche “Morgana”, di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri e “Cachemire” di Edoardo Ferrario e Luca Ravenna. Li ascolto più che altro la sera, mentre cucino”.

E le playlist Spotify di “Conosco un posto”, invece, come sono?

“Quelle sono soprattutto musicali: abbiamo cominciato perché in occasione di eventi che avevamo battezzato “Conosco un aperitivo”, la playlist ci serviva per fare il karaoke. Poi ne abbiamo creato alcune tematiche, tipo “Piantini”, se sei un po’ triste, oppure “Con la fionda”, se vuoi rimorchiare”.

Per concludere, sul grande (o piccolo) schermo, cosa guardi?

“Ultimamente mi sono data a una maratona Oscar: ho visto ‘Minari’, ‘Un altro giro’, che mi è piaciuto, ‘Mank’ che però non ho ancora inquadrato esattamente. ‘Nomadland’, invece, penso abbia davvero meritato tutti i premi vinti”.