Ripartire informati

Serve l’autocertificazione per andare a lavoro? 
Quali sono i codici Ateco delle aziende che possono riprendere la produzione?
Quando potrà ricominciare l’attività della mia associazione sportiva?
Come si deve regolare l’accesso agli spazi di un co-working?

La fase 2 è cominciata, tra voglia di ripartire e molte domande.
Domande che ci poniamo in quanto individui e che si moltiplicano e differenziano in base ai nostri ruoli lavorativi e sociali.

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Se è vero che non ci sono precedenti che possano aiutare a stabilire come procedere, è ugualmente urgente, soprattutto per le organizzazioni e per chi ha la responsabilità di gestirle, il bisogno di avere chiare tutte le risposte disponibili, passo per passo.

Per far fronte a questa necessità ti proponiamo i nostri pacchetti per le aziende, una soluzione conveniente e flessibile che, ogni mattina, mette a disposizione della tua organizzazione informazioni precise, aggiornate e selezionate. 

“Moneta” informativa

I pacchetti di Good Morning Italia per le aziende si basano sui “news credits“. Ogni credit corrisponde a un mese di abbonamento per un utente. I pacchetti sono pensati per servire organizzazioni di diverse dimensioni.

La taglia la scegli tu

I destinatari possono essere i dipendenti o collaboratori di un’impresa, i membri di un’associazione o di un team di lavoro: puoi scegliere il tuo abbonamento nel formato da 20, 40, 80 o 160 news credits, da suddividere tra i destinatari del briefing. 
Per fare un esempio, con 20 news credits puoi acquistare 10 mesi di abbonamento per 2 utenti oppure 5 mesi per 4 utenti.

Più si è, più si risparmia

L’abbonamento è scalabile: più è ampio il gruppo di destinatari, più l’abbonamento conviene. Se nel tempo, l’organizzazione cresce e il numero di destinatari aumenta, si può passare agevolmente alla formula con un maggiore numero di news credits disponibili. 

Come funziona

In ogni caso, si paga solo per gli utenti attivi, che ricevono ogni mattina il briefing.
Il rinnovo è automatico e avviene solo nel momento in cui tutti i news credits acquistati sono stati consumati. In ogni momento è possibile annullare l’iscrizione.
A scelta, è possibile personalizzare il briefing, aggiungendo il logo della tua azienda o organizzazione.

Inizia subito

Puoi iniziare in qualunque momento. Una volta caricati, i membri della tua organizzazione cominceranno a ricevere il briefing dal primo invio utile. I news credit verranno scalati automaticamente in base al numero di persone attive il primo giorno di ogni mese. Se inizi subito, quindi, manterrai tutti i tuoi crediti fino al 1° giugno (e i primi giorni te li offriamo noi).

Il tempo di ripartire è arrivato. Meglio farlo ben informati.

L’aspirazione del lettore

Credits: Paolo Braiuca (CC BY 2.0)

Questa settimana, con il nostro nuovo approfondimento, parliamo di letteratura con una bella riflessione di una scrittrice indiana, Sumana Roy, che sulle pagine della Los Angeles Review of Books, esplora gli effetti del desiderio di crearsi una propria cultura. Buona lettura!

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Chi è il lettore “provinciale”? Per escludere ogni equivoco, cominciamo con il dire che quell’aggettivo si fa riferimento al senso con cui è utilizzato in storia dell’arte – quindi nell’accezione di ritardo, spesso involontario o incolpevole – più che al senso comune che lo caratterizza come una ristrettezza mentale, più o meno (auto)imposta. 

La sostanza – questa è la riflessione  della scrittrice indiana Sumana Roy, pubblicata sulla Los Angeles Review of Books – è che questo tipo di lettore ha un divario che desidera colmare.

Facendo appello alla propria esperienza di persona cresciuta in una cittadina di provincia, Roy spiega come in contesti simili la fatica di accedere a giornali e libri generi un netto disinteresse o, al contrario, una fame insaziabile di letture. Il divario con cui tocca confrontarsi è geografico e temporale, ma per assimilazione – per l’appassionato lettore – diventa personale

Essere lontani dagli “ombelichi del mondo” culturali produce un senso di frustrazione, ma, in un circolo vizioso e virtuoso al tempo stesso, anche di epifania: leggendo, scopriamo che altre persone vivono (e raccontano) esperienze simili alle nostre. E, a dispetto della distanza fisica e temporale, ci sentiamo simili a loro.

Il ritrovarsi “un passo indietro” può anche essere scollegato dalla geografia: Roy cita il fondatore della Los Angeles Review of Books, Tom Lutz, che racconta come, pur essendo cresciuto a solo un’ora di distanza da New York, da giovane non aveva nemmeno idea, per esempio, dell’esistenza della New York Review of Books. 

Le conseguenze di questa asincronia possono essere diverse. Per esempio, c’è la “sindrome dell’accademico”: l’ammirazione verso chi sa di più, verso chi è non solo più vicino alle fonti del sapere, ma le rappresenta lui o lei stesso/a. Un desiderio di sapere che ha la forma della mancanza, che diventa spesso un’aspirazione permanente, anche quando magari la persona è riuscita costruire, formalmente o meno, una propria cultura.

Non aver modelli sottomano, d’altro canto, lascia spazio alla creatività: per sopperire al bisogno, si compensa con l’ingegno per trovare soluzioni alternative. Un impegno che, a sua volta, genera nuove forme di cultura.

È tempo di costruire

Anche questa settimana abbiamo preparato per voi un nuovo approfondimento gratuito e, come cerchiamo di fare sempre, proviamo a guardare avanti con questa riflessione di Marc Andreessen, uno degli informatici che negli anni ’90 creò Mosaic, il primo programma per navigare su Internet.  Buona lettura!

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

“È tempo di costruire”: si intitola così un articolo pubblicato da Marc Andreessen, sul sito del suo fondo di venture capital “a16z”, lanciato nel 2009 insieme con Ben Horowitz, imprenditore del settore tech.

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e le sue conseguenze economiche e pratiche, scrive Andreessen, hanno messo in evidenza quante cose basilari ci mancano o sono comunque insufficienti in questo periodo: dagli strumenti sanitari per diagnosticare la malattia fino alla capacità di erogare aiuti finanziari in tempi rapidi per sostenere chi ne ha necessità.

La colpa? Be’, si può attribuire al partito al governo, a quello di opposizione, a un Paese straniero o a un’organizzazione internazionale, secondo le proprie inclinazioni, ma – sostiene l’imprenditore – l’elemento oggettivo è che tutto il mondo occidentale è risultato impreparato.

Perché? Perché abbiamo scelto di non costruire. Ci siamo cullati, con compiaciuta noncuranza, nello status quo. 

A sostegno di questa opinione, Andreessen fornisce alcuni esempi: in aree come la Silicon Valley, afflitta da una crisi abitativa che ha generato affitti e prezzi delle case stellari, non siamo stati capaci di costruire più abitazioni. Le università – tra quelle americane ce ne sono di blasonate e costosissime – non sono in grado di accogliere ogni anno che una microscopica percentuale dei quattro milioni di neodiciottenni che potrebbero intraprendere gli studi. L’industria ha preferito delocalizzare perché meno costoso, invece di investire nell’automazione e nella formazione di lavoratori specializzati in grado di gestire questi nuovi sistemi.

Il problema, sostiene Andreessen, non sono nemmeno i soldi: è la volontà. “Dobbiamo avere voglia di costruire ciò che ci occorre, molto più di quanto abbiamo voglia di restare inerti”.

Costruire non è semplice – prosegue – non è un’azione più adatta a un approccio politico o a un altro, è un’azione che va misurata guardando ai risultati, è un’azione che richiede il coinvolgimento diretto o indiretto di tutti. Un’azione che richiede una mentalità condivisa che ha come obiettivo costruire”. 

PS: Andreessen parla principalmente degli Stati Uniti, ma se sostituite alcuni soggetti il discorso suonerà comunque calzante.

Pensare dentro lo schema

Ecco per voi un nuovo contenuto extra, accessibile gratuitamente, per offrirvi anche questa settimana un approfondimento su argomenti di cultura, società e tecnologia, come quelli che trovate nel nostro briefing della domenica. Buona lettura!

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Qualche settimana fa è uscito “Thinking inside the box“, un libro scritto dalla giornalista americana Adrienne Raphel, che racconta la storia del cruciverba. Un passatempo pubblicato per la prima volta nel 1913, pochi giorni prima di Natale, per riempire uno spazio vuoto sul supplemento domenicale del “New York World”, edito da Joseph Pulitzer. L’autore era Arthur Wynne, enigmista britannico, che si contende la paternità di questo passatempo con un italiano, Giuseppe Airoldi

Ma quante ne sai! In quegli anni il cruciverba diventò una moda, secondo alcuni quasi un tormentone, tanto che nel 1924 il New York Times – che poi si ricredette su questa opinione in concomitanza con l’attacco giapponese a Pearl Harbour e oggi ne ha uno piuttosto quotato, ideato da Will Shortz – lo criticava come “una dimostrazione fine a se stessa di erudizione”. 

La madre del cruciverba La forma moderna del cruciverba, in realtà, è opera soprattutto della segretaria di Wynne, Margaret Petherbridge, che cominciò a suddividere le definizioni in “orizzontali” e “verticali”, si occupava della correzione e verificava che non ci fossero caselle vuote (Nyt). 

Chimica delle parole Nella storia, il cruciverba vanta celebri fan: Nabokov ideò il primo pubblicato in russo nel 1924 e li usava per scrivere alla moglie, mentre lo scrittore francese George Perec fu il primo a realizzarne uno in francese (Guardian). Tutti rapiti da quella che Raphel ha descritto, dopo aver partecipato a un ritiro full immersion per diventare enigmisti, come la sensazione di essere “un chimico della parola, impegnato a creare il proprio personale micro-universo”.

Il nuovo romanzo storico

A partire da questa settimana, pubblicheremo sul blog alcuni contenuti extra, accessibili gratuitamente, per offrirvi anche nel corso della settimana approfondimenti su argomenti come cultura, società e tecnologia, come quelli che trovate nel nostro briefing della domenica.

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Il nuovo romanzo storico
C’è una “nouvelle vague” del romanzo storico, scrive il Guardian, passando in rassegna una serie di titoli di autori contemporanei che negli ultimi anni hanno scelto di seguire le orme di Walter Scott, considerato con i suoi “Waverley” e “Ivanhoe” il padre del genere.

Storie da perdere la testa Hilary Mantel, autrice della trilogia su Thomas Cromwell, tradotta da Fazi Editore, di cui il 5 marzo è uscito in Gran Bretagna l’ultimo volume, è uno dei casi più noti grazie alla sua abilità nel rispettare la precisione storica di nomi ed eventi, sfruttandola a vantaggio della trama del racconto (Nyt). 

Allegorie… Dopo il declino vissuto nella prima metà del Novecento, diversi autori hanno scoperto le libertà narrative e stilistiche dei racconti ambientati nel passato, che sono invece impensabili in una narrazione che si svolge magari pochi decenni fa. La storia diventa un’allegoria dei comportamenti – senza tempo – dell’umanità, come in “Harvest” di Jim Crace o in “The Western Wind” di Samantha Harvey. 

… e pastiche Altri invece sperimentano inventando antiche versioni della lingua, perfettamente comprensibili anche ai lettori moderni, come Paul Kingsnorth nel suo “The Wake”, oppure fanno il verso allo stesso romanzo storico, come “Golden Hill” di Francis Spufford. 

Con gli occhi e con le orecchie

In questi giorni molto più silenziosi del solito, dopo i libri la scorsa settimana, abbiamo raccolto un po’ di idee su cosa ascoltare e vedere per tenersi compagnia e scoprire qualcosa di nuovo.

Credits: Linnaea Mallette

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Raccontami una storia
Cominciamo con qualche spunto per gli appassionati di podcast e audiolibri, utili anche se volete provare a… sentire se questo format fa per voi:

  • Vite che non sono la tua”, su Radio Rai, la serie dedicata alla nascita dei supereroi della Marvel nell’America degli anni 50! 
  • Morgana”, realizzato da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri per Storielibere.fm, raccoglie le biografie di “ragazze (e anche di qualche ragazzo, come Stephen King) che vostra madre non approverebbe”.
  • 13 minutes to the Moon”, in inglese, è un podcast realizzato da Bbc che racconta nella prima serie la missione Apollo 11 e lo sbarco sulla Luna e nella seconda il disastro dell’Apollo 13. Ricco di dettagli affascinanti.
  • La bomba in testa” di Nicolò Porcelluzzi, disponibile su Storytel, affronta con un approccio “da millennials” il tema complicato e irrisolto del terrorismo rosso.
  • Storie al telefono è un’iniziativa di solidarietà digitale su Telegram: storie e racconti letti da lavoratori precari, del settore culturale e non solo, che raccontano anche l’impatto della crisi sanitaria sul loro lavoro

A ognuno il proprio ritmo
Se non siete esattamente “animali da podcast”, la musica può essere una buona alternativa: qui qualche suggerimento su cosa ascoltare e come “abbinarlo” al vostro umore o all’attività che state svolgendo.

  • I cari vecchi Queen di “Radio Ga Ga” e dintorni, ottima compagnia mentre si fa un po’ di allenamento. 
  • Sempre in fatto di evergreen, “R.E.M. at the BBC” è una buona traccia di sottofondo mentre lavorate e/o studiate. Per il nostalgici, sappiate che Michael Stipe è tornato!
  • Il nuovo album degli Strokes, “The New Abnormal”, uscirà il 10 aprile, ma è già possibile ascoltare – in loop se si conciliano con il vostro umore da quarantena – “At the door” e “Bad Decisions”, l’ultimo singolo presentato al live pro-Bernie Sanders. Da vedere anche i rispettivi video: il primo distopicamente animato, il secondo vintage Seventies. 
  • Se invece preferite, qualcosa di attuale e nostrano, potete provare ad ascoltare su Spotify la playlist “Scuola Indie”, che propone le uscite della nuova generazione di cantanti “indie” italiani. 
  • Per rilassarvi, potete fare affidamento su “The Köln Concert” di Keith Jarrett, disponibile su Spotify.
  • Se vi piace il blues, provate con “King of the Delta Blues Singers” di Robert Johnson. Vissuto all’inizio del Novecento nella zona del delta del Mississippi, è considerato il padre di questo genere e ha avuto una vita misteriosa e avventurosa, raccontata nel documentario “Devil at the crossroads”.
  • Se preferite la musica live, potete ascoltare le esibizioni voce e chitarra di Lorenzo Monguzzi, cantautore, conosciuto anche per essere stato la voce dei “Mercanti di Liquore”. Oppure qualche dj set di musica swing: questa pagina Facebook ne organizza un paio di volte a settimana e sono un toccasana per l’umore.
  • Se invece avete voglia di fare un viaggio tra le sonorità brasiliane, provate a sentire Progetto Sabià, un trio voce, chitarra e contrabbasso, che suona pezzi propri e cover in italiano e portoghese ideali per portarvi lontano.
  • Man Alive!” di King Krule: un disco lisergico, ovattato ma ritmico allo stesso tempo. Un album per riflettere su questi tempi difficili che gioca, però, anche sulle emozioni più basilari e umane.
  • Magnolia Electric Co.” di Songs: Ohia: il folk tinto di country  e rock alternativo del compianto Jason Molina ha un effetto quasi da terapia d’urto. Nonostante la malinconia dei testi, l’energia e la melodia riescono a dare il buonumore.
  • Concrete and Glass”: Nicolas Godin degli Air ha pubblicato recentemente questo disco suadente, elegante e capace di immergere l’elettronica nella canzone pop francese. 
  • I Ratatat, duo newyorkese di musica elettronica, rappresentano un ottimo compromesso tra sperimentazione e orecchiabilità. Soddisfano il buon intenditore e il neofita alla ricerca di qualcosa di diverso. Ottima musica per scrivere, cucinare e anche fare le pulizie. Minimale, ritmata, positiva. 

Sullo schermo
Dalla serie tv a Instagram, qui trovate ancora qualche consiglio su cosa vedere per allietare gli occhi e lo spirito:

  • per la categoria “piccolo schermo” potrebbe essere l’occasione per recuperare “The Sopranos” su Sky Box Sets. Oppure dilettarsi con “The Marvelous Mrs. Maisel” su Amazon Prime Video: fa venire voglia – a emergenza finita – di fare stand up comedy. O perlomeno di andare a sentire chi la fa. O ancora (ri)scoprire Taylor Swift nel bellissimo documentario “Miss Americana”;
  • la miniserie di Zerocalcare sul Coronavirus sul suo account Instagram;
  • sempre su Instagram, Alessandro D’Avenia sta facendo una serie, intitolata “La casa ce l’avete dentro, restateci e ampliatela”, in cui parla di concetti come la vocazione , di come trovarla e seguirla, utilizzando la letteratura e rispondendo alle domande che riceve;
  • Una Montagna di libri” su Facebook raccoglie invece interviste e recensioni di libri;
  • se invece avete voglia di andare un po’ più in là, potete fare una tappa su “link4universe”, canale Youtube che si occupa di divulgazione astronomica.

Momenti di lettura

Credits: moritz320

La lettura è “un regalo, un momento fuori da qualsiasi momento”, scrive Daniel Pennac, nelle prime righe del capitolo 12 del suo saggio “Come un romanzo”.

Qui abbiamo raccolto i “nostri momenti” di lettura – una ventina scelti tra scrivanie e comodini di tutti noi che lavoriamo per Good Morning Italia – per condividere con voi qualche idea che possa farvi compagnia, se lo volete, in questi giorni.

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Vieni via con me

  • I racconti di fantascienza di Philip Dick, scaricabili gratuitamente in formato ebook o audiolibro, per andare il più lontano possibile.
  • La concessione del telefono” di Andrea Camilleri, una storia nata dal ritrovamento da parte dello scrittore di un decreto ministeriale per la concessione di una linea telefonica privata. “Il documento – raccontava l’autore siciliano – presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia”.
  • La comparsa” di A.B. Yehoshua: Noga, la protagonista, è una musicista, costretta a sospendere i concerti per ragioni familiari e che, durante il periodo di inattività forzata, comincia a interrogarsi sul proprio ruolo. 
  • I Monti Pallidi” di Carlo Felice Wolf, una raccolta di storie e leggende delle Dolomiti, per far finta di stare tra le montagne e soddisfare il bisogno di un pò di fiabe e cose impossibili.
  • Niente caffè per Spinoza” di Alice Cappagli racconta la storia, ambientata a Livorno, di un anziano professore di filosofia e della sua badante che legge per lui, ormai non vedente, i pensieri di Pascal, Spinoza ed Epitteto. E, riflettendo su queste massime, ognuno dei due trova un senso per le vicende della propria esistenza.

Altri mo(n)di

  • L’ingrata” di Dina Nayeri: a metà tra romanzo e saggio, l’ultimo libro di questa scrittrice iraniana in esilio in America prende di petto il tema dei migranti, dando loro un volto, una storia. Ma facendoci anche superare la pietosa compassione, per arrivare a un livello di comprensione più profonda del disagio dello sradicamento. Dimostrando come l’integrazione non sia mai indolore. Oltre al libro, vale la pena leggere anche il reportage da cui tutto è partito, The Ungrateful Refugee, pubblicato dal Guardian
  • Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani: nel 1976, un indovino predisse al giornalista italiano, all’epoca corrispondente di Der Spiegel in Asia, che nel 1993 avrebbe rischiato di morire in un incidente aereo. Terzani, pur scettico, ma anche stanco e dubbioso sul senso del proprio lavoro, decide che in quell’anno continuerà a lavorare e a muoversi, ma senza mai volare, trasformando la limitazione nei movimenti in un’occasione per osservare il mondo e i suoi avvenimenti da un punto di vista differente.
  • Epepe” di Ferenc Karinthy: Budai, professione linguista, si ritrova per sbaglio in una città sconosciuta e labirintica, senza denaro e senza documenti, dove gli abitanti parlano solo una lingua incomprensibile, che ricorda vagamente le rune gotiche e i caratteri cuneiformi sumeri. L’unica sua possibile alleata è una ragazza che, forse, si chiama Epepe. 
  • Berlin 1. La città delle pietre”, una graphic novel ambientata nella capitale tedesca all’epoca della Repubblica di Weimar. 

Storie di famiglia

  • Prima di noi” di Giorgio Fontana è una saga familiare di quasi 900 pagine che attraversa un secolo e la storia del nostro Paese. Le vicende della famiglia Sartori ripercorrono il Novecento in un racconto che, secondo Marco Missiroli, ci dice chi siamo noi oggi. 
  • Topeka School” di Ben Lerner: qui i protagonisti sono i Gordon, la cui storia si svolge negli anni Novanta nel Midwest degli Stati Uniti. Un racconto che parla di adolescenza e trasgressione, ma che analizza anche i fattori economici, sociali e individuali che hanno favorito la diffusione nel quotidiano di un linguaggio sprezzante e conflittuale.

Classici

  • La peste” di Albert Camus, racconto magistrale degli effetti sociali di un’epidemia sanitaria. 
  • Quaderni dal carcere” di Antonio Gramsci, per le riflessioni sul mondo e sulla libertà che contiene.

This is America

  • La ragazza dai capelli strani” di David Foster Wallace: una raccolta di racconti sull’America che è diventata un classico ed è considerata il manifesto di questo autore.
  • I racconti” di John Cheever: un insieme di piccole trame, fatti e anime che fotografano i segreti e i turbamenti della classe media americana.
  • Questa è l’America” di Francesco Costa: luoghi comuni e realtà sugli Stati Uniti, un Paese con il quale pensiamo di avere familiarità, ma sul quale, forse, c’è ancora tanto da scoprire. 

Idee

Disclaimer: questi link permettono a Good Morning Italia di ricavare una quota delle eventuali vendite da Amazon. I prezzi non cambiano.

Il segreto della selezione vale anche per le notizie (anche al tempo del virus)

Credits: Google Earth

In questi giorni di forzata vita domestica, ognuno di noi sta probabilmente (ri)scoprendo cose che aveva sotto gli occhi, ma che, come Edgar Allan Poe raccontava, spesso non vedevamo.

Magari avete riscoperto la vista dalla vostra finestra, dal balcone oppure da una terrazza condominiale (ogni riferimento non è puramente casuale, lo ammettiamo!). Quello che si vede, ad esempio da una terrazza al sesto piano, sono i tetti delle case attorno, le vie della città, la sagoma di un edificio conosciuto.

In giorni normali e in altri che lo sono meno, quello che si vede da lì è sempre l’insieme di un pezzo di città e i dettagli che lo compongono. La distanza è sufficiente sia per cogliere il tutto, sia per identificare un numero abbastanza ampio di particolari: cose, entrambe, che forse ci sfuggono più facilmente quando camminiamo per la strada.

Chi legge il nostro briefing sa che somiglia alla vista dal terrazzo: un insieme fatto di un migliaio di parole, in cui si può comprendere però il ruolo delle singole notizie e ciò che le collega. In questi giorni, pensando alla velocità con il cui il Covid19 ci ha costretto a cambiare abitudini, crediamo sia utile provare a rallentare e crearci, oltre a una nuova quotidianità, un panorama di notizie adeguato. 

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Il briefing è una fotografia, certo. Ma andare a creare le nostre finestre informative quotidiane, limitando l’impulso al refresh continuo, ora può essere utile a scandire il tempo, a darci una bussola, a non sovraccaricarci di comprensibile ansia, a stabilire quale nuovo ritmo fa per noi in questa situazione.

Come si fa a selezionare la nostra dose corretta, per quantità e qualità, di informazione quotidiana? Ecco qualche suggerimento, che abbiamo messo insieme riflettendo sulla nostra esperienza professionale e personale:

  • individuate un paio di momenti – mattina e sera, ad esempio – da dedicare alla lettura e/o all’ascolto delle informazioni del giorno;
  • se sentite la necessità, scegliete un argomento al giorno da approfondire: magari per capire meglio le misure di prevenzione o come compilare il modulo di autocertificazione;
  • dedicate spazio almeno a una notizia di tema diverso: cercare di allargare lo sguardo, ci aiuta ad avere un’idea più completa della realtà, senza sminuire le priorità;
  • “liberate” il resto del vostro tempo: anche se siamo a casa, ci sono situazioni – dal lavoro alla famiglia – nelle quali la nostra presenza, fisica e virtuale, è rilevante;
  • l’informazione è comunque accessibile in ogni momento e con diversi mezzi: se serve, potete sempre cercare rapidamente la notizia di vostro interesse.

Restare a casa è responsabile. Informarci adeguatamente altrettanto.

Che cosa abbiamo imparato dallo smart working

Lunedì mattina abbiamo fatto la nostra mensile “call team”, una riunione di mezz’ora in videoconferenza in cui, da redazione diffusa quale siamo, ci riuniamo, ognuno al proprio tavolo, per aggiornarci e discutere su novità e necessità tecniche ed editoriali.

Nel nostro caso lo smart working, di cui stiamo parlando tutti in questi giorni, è una soluzione richiesta da “cause geografiche di forza maggiore”, e qui vi raccontiamo che strumenti usiamo e cosa stiamo imparando da questo modo di lavorare.

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Gli strumenti
Il nostro kit per il lavoro a distanza è snello, “da bagaglio a mano”, potremmo dire:

  • abbiamo sviluppato internamente un software proprietario che è il nostro Editor e usiamo Mailchimp, programma per l’invio di newsletter, con cui inviamo i briefing;
  • su Google Drive abbiamo invece alcuni documenti condivisi che ci servono per gestire il lavoro – per esempio, un foglio di calcolo con i turni mensili – e per produrre il briefing – come l’agenda degli appuntamenti della settimana e alcuni file dedicati a raccogliere i link per le letture della sezione Weekender e le aperture della domenica;
  • per le comunicazioni rapide abbiamo scelto Slack, piattaforma di messaggistica che permette di scambiarsi file e immagini e di creare dei canali tematici all’interno dei quali segnaliamo, ad esempio, un link a una notizia interessante o la necessità di modificare un turno di lavoro;
  • per le videochiamate, infine, usiamo Zoom, una sala riunioni virtuale, a cui ci si può collegare via computer e telefono.

Che cosa ci sta insegnando lo smart working

  • Lavorare a distanza richiede una certa dose di autodisciplina. Ma il risultato è che poche – la quantità fa la differenza! – regole chiare, se condivise e rispettate, possono generare sufficiente armonia e consentire un ritmo produttivo regolare.
  • Lo smart working aguzza l’ingegno. In primo luogo, per definire cosa è fondamentale e cosa no (vedi le regole condivise di cui si parlava al punto precedente). E poi per trovare, di volta in volta, soluzioni adatte alle necessità che si presentano.
  • L’effetto “particella di sodio”, conveniamo, è quasi inevitabile. Ma è curabile, con un po’ di proattività: hai una domanda, un dubbio, una proposta? Scrivi o chiama chi può darti un chiarimento. 
  • Per lo stesso motivo, da qualche tempo abbiamo deciso di fare delle video chiamate periodiche, settimanali o mensili a seconda dell’argomento, per guardarci in faccia e parlare, “avvicinandoci” un po’ più del solito. E, almeno una volta l’anno, un incontro in carne e ossa (possibilmente anche conviviale) è d’obbligo (virus permettendo)!
  • Con il crescere del team, come tutte le aziende, abbiamo avuto la necessità di definire meglio i ruoli e distribuire gli incarichi. Questo ha una ricaduta positiva anche sulla gestione della distanza: ruoli definiti e condivisi aiutano a ridurla ulteriormente, inquadrando chi è il riferimento giusto rispetto all’esigenza che si ha e ottimizzando il tempo che ognuno dedica al lavoro.
  • Lavorare lontani può essere stressante perciò flessibilità e cooperazione sono due doti su cui è importante l’investimento di ciascuno.

Per riassumere con una metafora la nostra esperienza con lo smart working, potremmo dire che somiglia alle reti elastiche con cui giocavamo da bambini.

Il progetto è la cornice che tiene la rete; la trama è fatta dall’attività delle persone e dagli strumenti. L’atteggiamento con cui lavoriamo è ciò che rende la rete più elastica e il risultato migliore. 

Una “spremuta di notizie” per la tua azienda: i nostri briefing corporate

Una “spremuta di notizie in un contesto di overload informativo”: così ci ha definito – e ne siamo orgogliosi! – uno dei nostri abbonati. Una definizione che fa da contraltare a una delle sensazioni più comuni con cui abbiamo familiarizzato in questi anni, da quando la Rete è diventata onnipresente e condividiamo il nostro tempo, al lavoro e fuori, con vari strumenti tecnologici: quella di essere in mezzo a un mare di informazioni.

Stare in mezzo al mare, in assenza di una rotta chiara o del tempo per definirla, può essere un’esperienza che, nella migliore delle ipotesi, provoca smarrimento e confusione. In altri casi, rischiamo invece di perderci qualcosa che, invece, per noi potrebbe essere fondamentale sapere.

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Essere informati – sembra l’acqua calda, ma non lo è mai davvero – è un bene prezioso per tutti: singoli cittadini o organizzazioni, aziende incluse. Tra le nostre attività, da tre anni a questa parte, ci sono anche i briefing corporate che realizziamo per grandi aziende di varie settori, dall’industria, alla finanza alla salute personale.

Briefing personalizzati, in italiano e inglese, che forniscono una spremuta di notizie contestualizzata rispetto al proprio settore di attività, alle aree di interesse collegate e alle necessità di comunicazione interna dell’azienda. Un prodotto che, come è nel nostro stile, riassume gli eventi principali che hanno avuto luogo e l’agenda della giornata che comincia.

Per disegnare il briefing, dal punto di vista del contenuto e del layout, lavoriamo con l’azienda, creando per cominciare dei team dedicati

Poi, insieme, partiamo dalla rassegna stampa e da altri eventuali canali di informazione già in uso per capire qual è la “dieta” di notizie di partenza, quali sono i contenuti su cui serve focalizzarsi, se è necessaria una differenziazione linguistica e/o di contenuto in base ai mercati in cui la società opera, se ci sono degli “imbuti” informativi da snellire o dei target interni – dal management all’IT – per i quali è necessario selezionare un’informazione ad hoc.

È così che nasce il “numero zero” e, dopo la necessaria messa a punto, arriviamo a estrarre quotidianamente il succo delle notizie che riguardano la vita dell’azienda e ciò che ruota attorno ad essa.

Se pensate che anche alla vostra azienda potrebbe far bene una sana spremuta di news, potete scriverci per avere informazioni approfondite – come sempre, rispondiamo a tutti! – oppure cominciare con un assaggio e provare i nostri abbonamenti aziendali.