Attenzione e notizie: ci serve un filtro!

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Rievocare la fine degli anni ‘60 potrebbe sembrare in questo momento una scelta estemporanea o nostalgica, ma in quel periodo – tra settembre e ottobre 1969, per l’esattezza – accadevano due eventi che sono rilevanti ancora oggi: il 29 ottobre 1969 si realizzava il primo collegamento tra due computer all’interno della rete Arpanet, mentre poco tempo prima Herbert Simon, professore alla Carnegie-Mellon University di Pittsburg in Pennsylvania, in un intervento pubblico parlò per la prima volta di economia dell’attenzione

Simon, che era un economista, ma si occupava anche di psicologia, organizzazione aziendale e intelligenza artificiale, portò l’attenzione su due temi fondamentali, come racconta un approfondimento pubblicato dall’European Journalism Observatory: il primo era la necessità di analizzare e comprendere le conseguenze della tecnologia sulle nostre vite e il secondo, consequenziale, era lo stretto rapporto tra lo sviluppo di una società dell’informazione e la capacità degli esseri umani di stare dietro a un’abbondante, abbondantissima quantità di informazioni.
L’idea di Simon è semplice e (oggi) ci è familiare: se in una società un elemento abbonda, per contro ci sarà la mancanza di qualcos’altro. Questo altro è, appunto, la nostra attenzione.

Senza soffermarci troppo sulla parabola ascendente della ricchezza di informazioni di cui disponiamo oggi, in rapporto agli anni ‘60 ma anche rispetto a pochi anni fa, oggi i contenuti digitali sono accessibili per circa 3,4 miliardi di persone nel mondo. Ma è altrettanto chiaro che il livello di attenzione, che oggi è più facile da misurare rispetto a quanto si potesse fare in passato con lettori e spettatori, è nettamente fugace.

Simon nel suo studio analizzò quali sistemi potevano essere d’aiuto per far rendere al meglio l’attenzione di chi all’interno di un’organizzazione complessa deve valutare, elaborare e smistare le informazioni:

“Un sottosistema di elaborazione delle informazioni, ridurrà la domanda netta di attenzione del resto dell’organizzazione solo se assorbe più informazioni, precedentemente ricevute da altri, di quelle che produce, se ascolta e pensa più di quanto parli”, sintetizza l’analisi dell’European Journalism Observatory, riguardo alle conclusioni del ragionamento di Simon. 

In altre parole, un po’ come quando usiamo un filtro per il rubinetto della cucina, usare strumenti che aiutano a selezionare l’informazione è un modo per migliorare la qualità dell’informazione stessa che riceviamo e di favorire un uso più efficiente della nostra scorta giornaliera di attenzione – e di quella della nostra azienda, organizzazione o team. 

Conseguentemente, è plausibile considerare l’esistenza di un salutare effetto a catena: più concentrazione, maggiore utilità estratta dalle informazioni, meno spreco di energie e tempo per comprendere la rilevanza di ciò che accade.

Se siete alla ricerca di un “filtro” per la vostra organizzazione, provate a dare un’occhiata ai nostri abbonamenti per le aziende oppure scriveteci per un’offerta corporate, su misura per le vostre necessità. 

Good Morning Italia compie 8 anni!

Con il briefing di questa mattina, sono esattamente 2.922 (bisestili inclusi) mattine che ci svegliamo insieme, con le notizie più importanti del giorno.

Oggi per noi è una mattina un po’ più speciale del solito: è il nostro ottavo compleanno!

Non ancora cifra tonda, ma sicuramente un traguardo di cui, grazie a ognuno di voi, i nostri abbonati, possiamo dirci fieri!

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Come ogni compleanno richiede, vogliamo festeggiarlo e per farlo al meglio vogliamo offrirti un regalo.

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Pronti per festeggiare?
Il mattino ha l’oro in bocca.

L’anno che verrà 2021. L’introduzione di Beniamino Pagliaro

Questa è l’introduzione di “2021 L’anno che verrà”. Il libro si può scaricare gratuitamente dal sito di Good Morning Italia. La versione audiolibro è in esclusiva su Audible.

L’anno che verrà ci deve molte risposte. Le domande che avremmo fatto al futuro sono moltiplicate perché abbiamo vissuto tempi inediti e complicati. Dovremo però saper guardare con coraggio al nuovo anno, consapevoli di aver imparato qualcosa.

L’economia globale crescerà del 5,2% e per una volta l’Italia dovrebbe crescere esattamente allo stesso ritmo. Ma le variazioni percentuali scontano il confronto con l’anno dei lockdown, una crisi che davvero non è stata come le altre. La relativa ripresa economica farà vincitori e vinti, e il ruolo dello Stato nell’economia diventerà sempre più importante.

Il 2020 incredibile che abbiamo vissuto è stato profondamente iniquo: è stato dirompente sulle nostre vite, sulle nostre giornate, perché ci ha chiuso in casa e reso fragili. Le nostre vite sono cambiate. Ma nonostante il mondo dovrebbe essere la somma degli individui che lo abitano, l’economia (e dunque la politica) ha improvvisamente accelerato i percorsi che aveva in mente prima della pandemia. Le abitudini dei consumatori hanno fatto un balzo in avanti di dieci anni in otto settimane, portando sempre più a un sistema ibrido tra digitale e fisico.

Chi era pronto, si è messo a correre. Chi avrebbe dovuto tirare giù la saracinesca dieci anni fa, se avesse avuto l’attenzione di guardare i numeri in faccia, rischia di essere travolto. I Paesi dove molte imprese sono piccole soffriranno di più, e l’Italia è fra questi. Eppure ci sono segnali di luce: milioni di lavoratori e centinaia di migliaia di imprese hanno cambiato metodo di lavoro, scoperto le opportunità del digitale, lanciato nuovi prodotti.

Questo libro non è un’enciclopedia: è una selezione e un esercizio. Ogni mattina Good Morning Italia prova a capire la giornata che sarà, e questo libro segue lo stesso modello. Chiedo sempre ai nostri autori di scrivere (e dunque pensare) al futuro: quest’anno è stato un compito complicato, perché vedere il futuro è meno facile e tutto sembra condizionato dagli ultimi mesi (anche quando non è così). Dunque abbiamo provato a isolare il virus all’inizio, perché è tempo di occuparsi del dopo, a volte persino accettare l’incertezza, ma non farsi consumare e perdere di vista l’orizzonte.

Se lo Stato controlla l’economia, se lo Stato si occupa di curarci, se lo Stato deve aiutare i più deboli, una parola chiave del 2021 è fiducia. Senza fiducia non c’è vaccino, e a un certo punto non c’è nemmeno la democrazia. Chi si candida a diventare classe dirigente (in politica, nei media, nelle aziende) deve ricostruire la fiducia, una parola alla volta. Senza fiducia, le scorciatoie degli stati autoritari sono tecnicamente più efficienti nel mondo confuso del 2021. I sistemi democratici devono dimostrare che esiste una via alternativa. Joe Biden ha quindi una grande responsabilità ma anche un’ottima occasione per spiegare che una società democratica, multilaterale, liberale, non solo è possibile ma è migliore.

Sul Resolute desk, la scrivania dello Studio Ovale, Biden troverà molte domande lasciate da Donald Trump: il rapporto con la Cina e la guerra commerciale (secondo alcuni sarebbe invece una guerra tra classi sociali all’interno dei singoli Paesi), la regolazione delle aziende tech che diventano troppo grandi e trasversali, la crisi climatica, i rapporti con il Sud del mondo (ancora più indebitato). Trump ha perso, ma molto dipenderà dalla forza delle risposte di Biden e Kamala Harris.

La prevalenza dello Stato non deve però far dimenticare il ruolo delle imprese, da cui lavoratori e consumatori esigono sempre di più: diritti, accountability e purpose, due parole che ci viene più facile dire in inglese ma significano semplicemente scegliere il proprio posto nel mondo. Soprattutto in Italia, le imprese dovranno saper accompagnare lo Stato nella transizione dall’economia ingessata della pandemia al tempo della ricostruzione. Chi ha la responsabilità del governo dovrà capire che sta lavorando per i prossimi trent’anni e iniziare a curare una ferita che divide l’Italia tra boomers e millennials. Non andrà tutto bene, ma i compiti per casa non si possono più rinviare.

Good Morning Italia fa parte del Paese e prova a fare la sua parte, crescendo. Nuovi abbonati, nuove imprese, nuova informazione. Sembra semplice. Grazie a chi ci ha scelto, questo è il nostro regalo. Buon anno.

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Introduzione di Beniamino Pagliaro. Testi di Gaia Berruto, Marco Bresolin, Mario Calabresi, Stefano Cappellini, Federica Cherubini, Paolo Condò, Marco Cremonesi, Francesco Cundari, Nino Cartabellotta, Gabriele Crescente, Ferruccio de Bortoli, Gianni Dragoni, Andrea Garnero, Ferdinando Giugliano, Antonello Guerrera, Stefano Feltri, Cecilia Ferrara, Federico Ferrazza, Francesco Franchi, Gianna Fregonara, Nur Al Habash, Federico Larsen, Silvia Lazzaris, Paolo Legrenzi, Alexios Mantzarlis, Michele Masneri, Tonia Mastrobuoni, Matteo Matzuzzi, Viviana Mazza, Matteo Miavaldi, Maurizio Molinari, Stefano Montefiori, Francesco Olivo, Marta Ottaviani, Marta Perego, Simone Pieranni, Manuela Perrone, Lorenzo Pregliasco, Filippo Santelli, Giuseppe Sarcina, Beppe Severgnini, Giordano Stabile, Anna Stefi, Lorenzo Simoncelli, Matteo Tacconi, Chiara Valerio, Anna Zafesova, Federica Zoja.

Vogliamo ringraziare i medici e gli infermieri con un regalo

Alla fine di questo 2020 dovremmo saper dire molti grazie. A Good Morning Italia abbiamo deciso che vogliamo dire un grazie particolare ai medici e agli infermieri, impegnati mai come in quest’anno tragico, in cui in molti hanno perso la vita lavorando. Tutti i medici e gli infermieri che lo vorranno avranno in regalo un abbonamento annuale al nostro daily briefing.

È solo un piccolo gesto, ne siamo consapevoli. Ma siamo convinti del valore simbolico di questa scelta: una corretta informazione può aiutare i cittadini anche in questi tempi difficili.

Come richiedere il regalo

  • Se sei un medico o un infermiere, puoi richiedere subito l’attivazione compilando questa form inserendo nome, cognome, email preferita per ricevere il daily briefing, numero di tesserino e Ordine dei medici o degli infermieri di appartenenza;
  • È un regalo, dunque non è richiesto alcun metodo di pagamento, e non è previsto alcun rinnovo automatico o obbligo al termine del periodo di abbonamento gratuito;
  • Riceverai un coupon per attivare l’abbonamento sull’email che indicherai nella form;
  • Sarà possibile richiedere il regalo fino al 31 gennaio 2021
  • Se vuoi avvisare un amico o collega, questa è la short url da usare: http://bit.ly/regalo-medici-infermieri

Compila la form per chiedere il regalo

Clicca qui per compilare la form in pochi secondi.

Per informazioni: mail@goodmorningitalia.it. Per ragioni tecniche, i medici o infermieri già registrati nel nostro database non potranno utilizzare questa opzione: regaleremo loro un coupon per un amico.

Cos’è Good Morning Italia e cos’è il nostro daily briefing

Good Morning Italia è un’impresa nata nel 2013 con l’idea di dare un buongiorno informato ai propri abbonati: il nostro daily briefing arriva puntuale ogni mattina via email ed è stato scelto da oltre ventimila abbonati e imprese. Il daily briefing è un concentrato di notizie selezionate da una redazione di giornalisti per non perdere i fatti più importanti e capire il mondo che cambia. Se non sei un medico o un infermiere puoi provare comunque il nostro daily briefing.

L’Anno Che Verrà 2021

L’anno che verrà 2021

L’anno che verrà 2021 è online!
Puoi scaricarlo per leggerlo.
Ascoltarlo in versione audiolibro su Audible.
Condividerlo con amici e parenti: è un regalo!
Grazie agli autori, ai nostri partner illy, Amazon.it, Fincantieri e al media partner Sky TG24.

Un altro anno è passato, non un anno qualsiasi, ma un anno che si è conquistato – nostro malgrado – un posto nella storia.

E, anche se Albert Camus diceva che il giornalista è lo storico dell’istante, rendersi conto di essere in mezzo alla storia e di dover anche provare a raccontarla o anche solo a ipotizzarla in modo sensato, non è affatto semplice.

Oggi esce L’anno che verrà 2021, il nostro libro – disponibile anche in versione audiolibro su Audible – nel quale, come ogni anno, abbiamo chiesto a giornalisti ed esperti di indicarci quali saranno i temi più rilevanti dell’anno che sta per cominciare.

Una domanda su cui, non lo nascondiamo e non poteva essere diversamente, pesa tutto ciò che è cambiato nelle nostre vite nel corso del 2020. Se in passato c’era sempre un dubbio iniziale, una riflessione, un ragionamento che poi evolvevano fino a diventare i capitoli del libro, quest’anno, ancor di più, l’incertezza ci ha accompagnato. Ma siamo convinti che anche dall’incertezza e dalla consapevolezza della sua continua presenza, possano arrivare stimoli utili per chi fa il nostro mestiere e per chi, come voi abbonati, sceglie con noi di provare comunque a guardare avanti.

La situazione, anche se abbiamo – almeno in minima misura – stabilito delle regole di convivenza con la pandemia, non è ancora cambiata. Vedere il futuro resta un esercizio quanto mai difficile. Dargli fiducia ancora di più. Ma proprio per questa, forse, è importante provare comunque ad alzare la testa per cercare, nonostante tutto, di scrutare l’orizzonte.

Come facciamo tutte le mattine.
Buon Anno da Good Morning Italia!

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E se sei cerca di un regalo per Natale, puoi sempre scegliere i nostri abbonamenti

A Natale regala Good Morning Italia!

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Fatto l’albero, fatto il presepe, accese le luci, una spruzzata di neve è arrivata… A Natale non manca ormai molto, per cui è tempo di regali, giusto?

Se vuoi un’idea…

  • originale;
  • informata;
  • che dura tutto l’anno;
  • che si può riciclare benissimo, senza offendere nessuno, anzi! (Prova a suggerire ai destinatari del tuo regalo di parlare a cena di quello che hanno letto sul nostro briefing e vedrai… ;-))
    … puoi regalare un abbonamento a Good Morning Italia!

Che abbonamento?
Puoi scegliere il “taglio” da sei mesi, un anno oppure la formula a vita.

Come acquistare gli abbonamenti regalo?
Per prima cosa, per acquistare un abbonamento regalo devi registrarti su www.goodmorningitalia.it.
Se non lo ho hai già fatto, procedi alla registrazione e puoi provare gratuitamente il servizio per 30 giorni, senza impegno alla scadenza del periodo di prova.

In tre passi
Per acquistare uno o più abbonamenti da regalare segui questi tre semplici passaggi:

  1. Vai su Good Morning Italia e fai login con la tua email. Riceverai il link di accesso nella tua casella di posta.
  2. Nella tua pagina personale, clicca su “Abbonamenti regalo”.
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Più regali, più risparmi!
Ricordati che più regali fai, più risparmi: dal secondo abbonamento regalato in poi avrai uno sconto del 50%!

Nasce Feltrinelli Education, la prima piattaforma di lifelong learning a firma Feltrinelli

Da oggi è online Feltrinelli Education, la piattaforma di lifelong learning di Feltrinelli, nata con l’obiettivo di mettere in contatto il bagaglio di conoscenze ed esperienze di autori ed esperti con le trasformazioni del mercato del lavoro.
Good Morning Italia curerà i contenuti del Magazine collegato alla piattaforma e una newsletter settimanale per restare aggiornati sui temi e le iniziative di Feltrinelli Education.

Nasce oggi Feltrinelli Education, la prima piattaforma di lifelong learning lanciata da un editore con l’idea di mettere in relazione i migliori talenti del mondo culturale, artistico, economico e scientifico con i più moderni format di formazione professionalizzante. Non solo, una piattaforma che intercetta e abilita le realtà più innovative nel campo della formazione per una serie di prodotti in linea con la vera sfida del momento: mettere in contatto il bagaglio di conoscenze ed esperienze con le trasformazioni del mercato del lavoro.
Il mondo del lavoro cambia? Dobbiamo di conseguenza aggiornare il nostro percorso di formazione e renderlo accattivante, dinamico, piacevole e utile. Questo l’obiettivo di Feltrinelli Education che decide di puntare su sei precisi ambiti della conoscenza, oggi indispensabili: Comunicazione & Creatività, Economia & Marketing, Digital Change, Formazione ed Educazione, Soft Skills e Complessità.

Eva Cantarella, Filippo Ceccarelli, Marco Balzano, Umberto Galimberti, Tito Boeri, Chiara Gamberale, Massimo Recalcati, Telmo Pievani, Gad Lerner, Concita De Gregorio, Oliviero Toscani, Massimo Polidoro, Francesca Bria, Simonetta Agnello Hornby, Luca De Biase, Dino Pedreschi, Carlo Greppi, Alberto Felice De Toni, Lucia Annunziata, Carlo Cottarelli sono solo alcuni dei protagonisti del mondo della cultura, dell’innovazione, dell’economia chiamati a partecipare a questo innovativo progetto che vede il coinvolgimento di partner selezionati da Feltrinelli tra le più virtuose realtà nazionali e locali dell’education, come Accurat, H Farm, Synesthesia, Zala Consulting, Future Education Modena, Talent Garden, Tiresia – Politecnico di Milano, Onde Alte, Lifeed, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati – SISSA, Dharma Academy, Apogeo, Aula B, Scuola Holden e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

L’offerta di formazione fluida e continua di Feltrinelli Education trova il suo elemento distintivo nella commistione di aspetti cognitivi, umanistici, comportamentali e digitali e nell’integrazione di knowledge e soft skills, per fornire a cittadini, imprese e insegnanti corsi, laboratori, webinar e
innovative Lezioni d’Autore come moderne chiavi di lettura per affrontare il cambiamento.
A comporre questa proposta di lifelong learning oltre 80 prodotti educativi, tra formazione ed edutainment, ibridi e trasversali, fruibili live e on demand sulla piattaforma digitale
FeltrinelliEducation.it.

“A 90 anni dalla nascita di Inge Feltrinelli, entusiasta trascinatrice del nostro Gruppo per oltre cinquant’anni – dichiara Carlo Feltrinelli, Presidente del Gruppo Feltrinelli – oggi Feltrinelli sceglie ancora una volta di ritagliarsi un ruolo concretamente pionieristico e di aprire nuovi mondi al servizio della conoscenza: il digitale non è solo affascinante scenografia, ma coprotagonista del nostro futuro. Diamo oggi il benvenuto a Feltrinelli Education, l’ingresso autoriale del Gruppo nel panorama della formazione professionalizzante con una serie davvero sorprendente di corsi, laboratori e Lezioni d’Autore, e alla nuova Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, che conferma la centralità del libro e del mestiere del libraio ma li innesta con strumenti tecnologici innovativi e una relazione virtuosa con le nostre piattaforme di e-commerce: una nuova esperienza totale, immersiva, contemporanea”.

“Ci troviamo nel momento più impegnativo della nostra storia recente, in cui saper combinare al meglio economia e visione d’impresa diventa cruciale. Cerchiamo di cogliere e leggere i bisogni dei nostri clienti, delle nostre community, dei nostri lettori, guidandoli verso nuovi modelli di comprensione della realtà e di sviluppo del pensiero. Con questa giornata, speciale per il nostro Gruppo, riaffermiamo il nostro presidio culturale ma lo proiettiamo nel futuro, della formazione e della multicanalità”, prosegue Roberto Rivellino, amministratore delegato di Gruppo Feltrinelli.

“Feltrinelli Education nasce per riconnettere la formazione alle esigenze della vita reale, alle evoluzioni sempre meno prevedibili dello sviluppo professionale, alla necessità di individuare i percorsi più adatti a ciascuno di noi, aumentando la nostra competitività sul mercato del lavoro – afferma Massimiliano Tarantino, Direttore di Feltrinelli Education – Nella convinzione che il confronto con noi stessi e con gli altri sia non solo possibile, ma anche una piacevole scoperta”.

Empatia e tecnologia: la ricetta di Dario Melpignano, ad di Neosperience

Dario Melpignano

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Dopo le interviste a Benedetta Arese Lucini, Diva Tommei, Alberto Dalmasso e Andrea Santagata, questa settimana incontriamo un altro abbonato di Good Morning Italia: Dario Melpignano, amministratore delegato di Neosperience.

Si possono mettere insieme, lavorarle come fossero ingredienti dello stesso impasto, empatia e tecnologia? La risposta è sì, secondo Dario Melpignano, 30 anni di esperienza nel settore digitale, oggi alla guida di un’azienda che si occupa di progettare soluzioni digitali “empatiche”, appunto, per acquisire nuovi clienti e gestire le relazioni con quelli esistenti. 

“Il lavoro che facciamo in Neosperience – spiega Melpignano – è infondere empatia nella tecnologia e penso che questo sia proprio figlio della cultura del Mediterraneo. Pensiamo alla trasformazione digitale come un modo per superare i luoghi comuni, utile a creare relazioni continuative, dirette con i clienti, senza bisogno della costante mediazione delle Big Tech. In un certo senso, come fate anche voi di Good Morning Italia”.

Com’è il settore digitale visto dal punto di osservazione di un’azienda italiana di software con 200 collaboratori?

“Ricco di opportunità perché i colossi non riescono ad avere con i propri clienti lo stesso grado di intimità che possiamo avere noi. Di certo, le Pmi nostrane hanno il limite nella capacità di fare massa critica, ma hanno anche il grande valore di sapersi adattare. In fondo, noi discendiamo, appunto, da piccoli mammiferi che sono riusciti, diversamente dai grandi dinosauri, a sopravvivere a un asteroide e a evolversi fino… a inventare questo strumento grazie al quale ora stiamo facendo questa videochiamata. Diciamo che noi contribuiamo ad alimentare una certa brand diversity nel settore e che, dato il periodo, abbiamo davanti una bella sfida, sia come tipo di azienda sia sul fronte del dare un contributo a colmare il gap di empatia della nostra specie”.

Che tipo di software realizzate?

“Sono sistemi basati sull’intelligenza artificiale che permettono di umanizzare i touch point digitali. Colgono i dati psicografici dei clienti e modellano i contenuti in base alle loro necessità – per esempio, un’alta o bassa cognizione. Facciamo fare loro quello che farebbe un buon venditore: capire i bisogni dei clienti e trovare le risposte e le modalità più adatte per soddisfarli. Tra i vantaggi di tutto questo c’è anche il fatto di far risparmiare tempo al cliente stesso e questo credo sia il ‘bene supremo’ in quest’epoca. In fondo, è la stessa cosa che fa Amazon, grazie alla sua efficienza logistica, oppure Google che ci permette di trovare ciò che cerchiamo sul motore di ricerca anche digitando parole sbagliate. Anche queste sono forme di empatia”.

Cambiando tema, che libri ci sono oggi sul suo comodino? 

“Il primo è ‘Il Cuore Saggio’ di Jack Kornfield, che ha la capacità di verbalizzare un tema molto difficile come la psicologia buddista. L’altro è ‘Il discorso dell’odio’ di André Glucksmann, che credo sia una lettura adatta per noi che pensiamo di sapere tutto, che il male non esiste e che invece necessitiamo di fare un atto di umiltà riguardo a una visione antropocentrica del mondo che non esiste più”. 

La sua routine del mattino?

“Sveglia alle 5 e prima colazione, informata dalla lettura dei Kindle Highlights riproposti dall’app Readwise, che adotta tecniche di spaced repetition per aiutare l’apprendimento anche da parte di chi ha la memoria di un pesce rosso, come me. Poi due minuti di acquisti compulsivi su Wish.com per attivare il circuito della dopamina senza rischiare conseguenze troppo serie. Scorsa dei titoli delle principali testate italiane e americane, per sincerarmi che nella notte non sia venuto giù il mondo. Lettura dei post più rilevanti di Medium per sentirmi più intelligente e un’ora di studio e aggiornamento per cominciare a fare sul serio. Quindi la lettura di Good Morning Italia e di qualche approfondimento fra quelli proposti. Sono un abbonato storico, direi proprio dai primissimi tempi e apprezzo il colpo d’occhio globale e la sensazione di avere una buona panoramica generale. Solo una cosa: anche se di norma siete abbastanza puntuali, ci tenevo a farvi sapere che quando il briefing arriva dopo le 7.15, mi viene un po’ l’ansia. Poi, lockdown permettendo, per le 8 vado in ufficio. E inizia il cinema”.

Far parlare i numeri

Le mappe sugli scenari del voto Usa di FiveThirtyEight

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“Confidiamo in Dio. Tutti gli altri, invece, devono fornire dati”, diceva l’ingegnere e statistico americano William Edwards Deming. 

I numeri hanno la capacità di fotografare, misurare e metterci in condizione di comparare un fenomeno. Al tempo stesso, in campo giornalistico, la lettura e la comprensione dei dati sono un argomento delicato, come la pandemia e i sondaggi elettorali ci ricordano.

Per noi che lavoriamo su contenuti giornalistici e su una sintesi che cerca di dare ai lettori un’essenziale “spremuta” delle notizie del giorno, raccontare numeri e dati è una parte non da poco della sfida che interessa sia i contenuti selezionati sia il modo di raccontarli.

A questo proposito, una guida interessante è il saggio di Tim Harford, giornalista ed economista inglese, intitolato “How to Make the World Add Up” – che è stato anche lo spunto per uno dei nostri approfondimenti domenicali – che, in materia di Covid-19 e non solo, fornisce una serie di suggerimenti sul come rendere più comprensibili i numeri e il modo più efficace per leggerli.

Harford, che conduce anche un programma radiofonico su Bbc4 dedicato alla statistica, “More or less”, sostiene che i piani su cui si può lavorare per rendere i numeri comprensibili sono vari. Il primo è il linguaggio usato perché più è ambigua la definizione che usiamo per indicare un fenomeno o un parametro più è difficile capire che cosa vuol dire davvero il dato associato: per esempio, sapevate che le statistiche americane sui morti per armi da fuoco includono anche i suicidi e, quindi, è necessario conoscere e rendere chiaro questo aspetto se si parla invece di stragi? Ancora, è utile inserire il dato in un contesto o trovare una misura di confronto che sia immediatamente tangibile: per esempio, un conto è parlare del debito pubblico di un Paese su scala nazionale – in Italia corrisponde al momento a circa 2.600 miliardi di euro -, un altro è suddividerlo per il numero di abitanti – che, nel nostro caso, significa un debito pro-capite di poco più di 43 mila euro. Così una cifra praticamente iperbolica assume una consistenza nettamente più concreta.

Pensando all’attualità, ormai da mesi ci stiamo confrontando con il fatto che i dati relativi al contagio sono in modo pressoché sistematico affetti dall’irregolarità e dall’incoerenza e molto dipende, innanzi tutto, dalla difficoltà stessa di raccoglierli, prima ancora che di elaborarli e spiegarli. Da questi dati, però, dipendono anche tutte le scelte per contrastare il contagio e le sue conseguenze, economiche e non.

Vediamo alcuni esempi utili per spiegare e capire ciò che i dati a disposizione ci dicono:

  1. Attenzione ai numeri assoluti. Premesso che oggi è indubitabile che la curva del contagio abbia ripreso a salire, questo pezzo di Riccardo Saporiti, uscito a inizio ottobre sulla rubrica “Infodata” del Sole 24 Ore, ci spiega bene perché per capire cosa accade e avere un quadro completo osservare solo i numeri assoluti dei contagi ha poco senso. Il numero dei nuovi positivi, spiega l’articolo, è più significativo se lo rapportiamo al numero di tamponi. Un conto, infatti, è dire che “il 3 ottobre ci sono stati 2.844 positivi, mai così tanti da aprile” e un altro è dire che “il 3 ottobre ci sono stati 2.844 positivi, pari a uno ogni 41,8 dei 118 mila tamponi effettuati”. Ad aprile, quando il 21 si registrò un numero simile, 2.729 contagiati, il rapporto era di un positivo ogni 19 test effettuati (in tutto i tamponi di quel giorno erano 52 mila). 
  2. Indicatori. Come stiamo vedendo in questi giorni, per capire qual è il livello di emergenza servono più parametri: oltre ai positivi, la differenza in termini di misure di contenimento la fanno anche i dati relativi alle condizioni degli ammalati e, in particolare, di coloro devono essere ricoverati in reparti destinati ai malati di coronavirus e in terapia intensiva.
  3. Comparare il comparabile. Un altro rischio su cui allerta l’articolo del Sole 24 Ore è quello dei confronti da un giorno all’altro: ci sono una serie di fattori che “disturbano” l’affidabilità dei dati, come ad esempio il fatto che possono esserci dei ritardi nella comunicazione dei dati o che nei fine settimana si fanno meno tamponi. Per questo è fondamentale rispettare la regola di osservare una tendenza su un arco di tempo più lungo e usare tecniche come la media mobile che, calcola il valore medio considerando i dati di un uguale numero di giorni precedenti e successivi a quello considerato.
  4. I dati, alla fonte. Un altro aspetto utile per capire meglio di cosa parliamo lo racconta questo articolo Lorenzo Ruffino su Pagella Politica, pubblicato a fine estate e che spiega quali sono i dati messi a disposizione dalla Protezione Civile: uno è il numero effettivo dei tamponi effettuati e l’altro è il numero dei casi testati. La differenza sta nel fatto che il primo dato ci dice quanti test sono stati fatti materialmente, mentre i casi testati sono i soggetti che sono stati esaminati. Quindi, a una persona che ha fatto un doppio tampone in 24 ore per accertare la negatività corrisponde a un singolo caso testato, ma a due test nel conteggio di questi ultimi.

Tra poche ore rispetto al momento in cui scriviamo, riguardo a tema dell’incertezza e delle probabilità contenute nei dati, le elezioni presidenziali negli Usa – ne abbiamo parlato la scorsa settimana – saranno un altro interessante banco di prova in fatto di chiarezza e contestualizzazione del dato. Micah Coehn, managing editor, di FiveThirtyEight, in un’intervista per il podcast prodotto dal sito DataJournalism.com, spiega come il sito americano, specializzato in dati politici e visualizzazioni, abbia scelto di raccontare le diverse ipotesi probabili attraverso una serie di mappe, basate sui dati, che illustrano gli scenari possibili. Tutti realistici, ovviamente, ma nessuno, fino alla fine dello spoglio, totalmente certo.

Per concludere, far parlare i dati senza distorcerne il messaggio sta all’incrocio fra competenza matematica e linguistica, tra capacità di sintesi e rispetto della complessità.

Unire i puntini. Usa 2020 e il voto postale

Credits: GPA Photo Archive – Creative Commons

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Le elezioni presidenziali negli Usa sono, a tutti gli effetti, un rito contemporaneamente globale e nazionale. Un po’, tanto per stare in una metafora legata alla cultura d’Oltreoceano, come fossero un Super Bowl della politica. 

Ogni quattro anni, in parallelo, capita anche – almeno a una parte di noi – di chiederci: “Com’è che funziona l’elezione del presidente lì?” oppure: “Ma chi vincerà questa volta?”.

Cominciamo dall’inizio e proviamo a unire i puntini, dai delegati fino al voto postale, di cui si è parlato molto in questa campagna elettorale.

La strada per la Casa Bianca è lastricata di collegi elettorali

I candidati in ballo quest’anno sono il presidente repubblicano in carica Donald Trump, 73 anni, che corre per ottenere il secondo mandato. Lo sfidante è il democratico Joe Biden, 77 anni, ex vice presidente durante i due mandati di Barack Obama.

Per arrivare alla Casa Bianca – come spiega questo articolo della Bbc – la via è lastricata di collegi elettorali e dei rispettivi delegati eletti in ogni Stato. Il loro numero totale è 538: vince il candidato che ne ottiene almeno 270.
Chi ottiene la maggioranza dei voti in un singolo Stato, si vede assegnare tutti i delegati di quello Stato. Dato che il numero dei delegati è diverso da Stato a Stato – California, Texas, Florida e New York sono tra quelli con il maggior numero di delegati, per esempio – questo spiega perché ottenere più volti a livello nazionale – come accadde a Hillary Clinton nel 2016 – non significa automaticamente avere anche il numero di delegati necessario per la vittoria.

Ragion per cui, la scelta di chi guiderà il governo federale si decide a livello di singoli Stati e per questo di parla molto dei famosi “swing States” o “in bilico”, come Florida e Ohio – per citare i due più citati – nei quali la preferenza per un partito o per l’altro è tradizionalmente variabile da elezione a elezione.

Lo stato dell’arte nei sondaggi

Secondo la mappa basata sui sondaggi del sito specializzato Real Clear Politics, alla data del 22 ottobre, Joe Biden sarebbe in vantaggio di quasi otto punti percentuali. Tradotto in numero di delegati, Biden ne avrebbe dalla sua 232 contro i 125 di Trump. In ballo però c’è un’ampia fetta, pari a 181 delegati, legati agli Stati “in bilico”, in grado di fare la differenza. Il vantaggio di Biden, quindi, prospetta qualche chance in più per il candidato democratico, ma non esclude la possibilità che Trump possa essere rieletto.

Se volete cimentarvi con gli scenari, sia Real Clear Politics sia il New York Times permettono di simulare diversi scenari riguardo alla vittoria di democratici o repubblicani nei singoli Stati e, di conseguenza, sull’effetto per la corsa alla presidenza.

A proposito di sondaggi, dopo il 2016, gli istituti che se ne occupano hanno deciso di rivedere alcuni dei parametri considerati per selezionare il campione, come ad esempio il livello di istruzione e l’etnia e l’effetto dell’incrocio di due fattori di questo tipo, oltre al modo di contattare gli intervistati. Tuttavia – come raccontano diversi sondaggisti a Five Thirty Eight – questa elezione potrebbe essere comunque caratterizzata da alcune variabili indipendenti, come il voto non dichiarato per Trump e l’esito del voto postale.  

Nell’urna postale 

Secondo gli ultimi dati raccolti da AP, 58,6 milioni di elettori hanno votato in anticipo via posta, spinti dall’emergenza sanitaria, dalla voglia di evitare lunghe code ai seggi il 3 novembre e da campagne ad hoc, come questa battezzata “The Big Send”. È un numero più alto rispetto a quanti scelsero questo sistema nel 2016 e, almeno al momento, la maggioranza sono elettori che si sono registrati come democratici (51%), anche se i repubblicani stanno colmando il divario e sono passati dal 21 al 31%.

Del voto postale si è parlato molto perché Trump sostiene che sia più esposto al rischio di frodi (Vox). Di certo c’è che non esiste una legge federale riguardo alle modalità con cui si può votare a distanza: ognuna delle 3.100 contee del Paese ha le sue regole riguardo al voto e, in base a esse, definisce quali tecnologie e strumenti servono per far arrivare la scheda elettorale ai cittadini e riaverla indietro dopo il voto, il tutto garantendo sicurezza e riservatezza. 

Attorno a questa modalità di voto esiste una vera e propria industria che quest’anno ha fatto gli straordinari, come racconta The California Sunday Magazine, per cercare di fare fronte alla maggiore richiesta da parte delle amministrazioni locali che ha cominciato a profilarsi già a marzo. 

C’è, infine, un altro elemento importante legato al voto postale: più è alto il numero di preferenze espresse in questo modo, più sarà lunga la conta dei voti e, a dispetto della affermazioni di Trump al riguardo, è probabile che per conoscere il risultato dovremmo attendere oltre l’alba del 4 novembre (New Yorker).