“Storie dal futuro del lavoro”, il nuovo briefing di Phyd, in collaborazione con Good Morning Italia, sul lavoro che verrà

Nasce "Storie dal futuro del lavoro", il briefing di Phyd e Good Morning Italia sul lavoro che verrà

Come sarà il futuro del lavoro?

Saremo sostituiti dai robot? E se sì, in che misura? Quali sono, invece, le nuove professioni che nasceranno grazie alla tecnologia? E quali le competenze trasversali utili da sviluppare, indipendentemente dal settore in cui lavoriamo? Quali sono gli ambiti che vale la pena esplorare per formarci e costruire nuove opportunità, all’inizio e nel corso della nostra vita lavorativa?

Il futuro del lavoro, in parte, è già qui con noi. La pandemia ce ne ha dato un assaggio, costringendoci a pensare a modi differenti per fare lavori che già esistevano, ma il cambiamento è con noi da tempo. Perché viviamo in un’epoca di rapide e incisive trasformazioni tecnologiche. Perché, come in tutte le società vive, i bisogni evolvono e con loro evolvono anche i modi con cui cerchiamo di soddisfarli. 

Per restare aggiornati su come sta cambiando il lavoro, Phyd, la digital venture di The Adecco Group, nata con la collaborazione tecnica di Microsoft e pensata per aiutare le persone a orientarsi nel mondo del lavoro, lancia “Storie dal Futuro del Lavoro”, un briefing settimanale, realizzato in collaborazione con Good Morning Italia.

Una bussola, in grado di mettere ordine e di “unire i puntini” su quanto sta accadendo nel mondo del lavoro per aiutare le persone a orientarsi nelle trasformazioni in corso. 

“Storie dal Futuro del Lavoro” arriverà ogni giovedì ed è pensato per essere uno strumento al servizio di chi vuole essere più consapevole rispetto a questi cambiamenti e alle opportunità che si possono dischiudere.

Un tema che ci interessa tutti: dipendenti e liberi professionisti, studenti e imprenditori, startupper e persone alla ricerca di un cambiamento nella propria carriera.
Per questo è gratis e ci si può iscrivere qui.

Back to school con ​​Good Morning Italia

Back to school Good Morning Italia ti regala sei mesi di abbonamento

Telegiornali (40,4%), Facebook (34,4%), motori di ricerca (26,8%), YouTube (20,8%) e siti web (16,1%): queste sono nell’ordine le fonti d’informazione dei 14-29enni italiani. Inoltre secondo il 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione l’informazione viene percepita, soprattutto dalle giovani generazioni, come slegata dalla testata giornalistica. Così della notizia, letta distrattamente sui social, spesso non si ricorda niente più che il mero titolo e quelle poche righe di preview del post. Perdendo il contesto e finendo vittime della Seo acchiappaclic. 

Per questo sempre più studenti scelgono Good Morning Italia per orientarsi nell’overwhelming informativo. Così la settimana dal 13 al 19 settembre vogliamo accompagnare il back to school con un’offerta dedicata a loro: sei mesi di abbonamento gratuito per cominciare l’anno scolastico con il piede giusto. 

Come richiedere il coupon?

  • Se sei uno studente delle superiori o universitario puoi richiedere subito l’attivazione compilando la form in questa pagina inserendo nome, cognome, email preferita per ricevere il daily briefing, istituto superiore o università a cui sei iscritto; 
  • È un regalo, dunque non è richiesto alcun metodo di pagamento, e non è previsto alcun rinnovo automatico o obbligo al termine del periodo di abbonamento gratuito; 
  • Riceverai un coupon per attivare l’abbonamento sull’email che indicherai nella form; 
  • Sarà possibile richiedere il regalo dal 13 al 19 settembre 2021;
  • Se vuoi avvisare un figlio, fratello, nipote, amico o compagno di classe, questa è la short url da usare: https://bit.ly/gmi-backtoschool

Compila qui la form per chiedere subito il regalo

Per informazioni: mail@goodmorningitalia.it. 

Good Morning Italia cresce con Fuori dalla bolla

Oggi abbiamo una notizia su di noi. Ecco il comunicato stampa!

Good Morning Italia produce la nuova stagione di Fuori dalla bolla

Il daily briefing più letto d’Italia aggiunge alla propria offerta editoriale la rassegna stampa live curata da Guido Canali e Cecilia Sala. Un nuovo format per continuare il percorso di crescita

27 agosto 2021 – Good Morning Italia produrrà la nuova stagione di Fuori dalla bolla: il daily briefing più letto d’Italia che sveglia ogni giorno con una selezione ragionata di notizie decine di migliaia di abbonati, aggiunge alla propria offerta editoriale la rassegna stampa live Fuori dalla bolla, che approfondisce in uno scambio in diretta su Twitter Spaces i temi più importanti della giornata, con ospiti esperti e firme di primo piano della stampa italiana e internazionale.

La nuova stagione di Fuori dalla bolla parte lunedì 30 agosto alle 8.30. L’appuntamento sarà ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 9.30 sul profilo Twitter @fuoridallabolla (twitter.com/fuoridallabolla e su quello di Good Morning Italia @goodmorningit (twitter.com/goodmorningit). Fuori dalla bolla è curata da Guido Canali e Cecilia Sala, che hanno dato avvio al progetto e rimangono gli host principali del format, entrando a far parte del team editoriale di Good Morning Italia, che conta più di venti giornalisti impegnati nella cura dei daily briefing, dal generalista Good Morning Italia, ai briefing tematici. Good Morning Italia supporterà la crescita di Fuori dalla bolla e progetterà nuove iniziative del format.

“Good Morning Italia è nata nel 2013 con l’idea di offrire agli abbonati una selezione ragionata delle notizie, una gerarchia di fatti in un mondo disordinato, premiando il merito e linkando le fonti migliori, e raggiunge oggi decine di migliaia di abbonati tra utenti consumer, professionali e aziende. Fuori dalla bolla ha costruito una comunità intelligente, un luogo prezioso dove interagire e scambiare le proprie idee: le affinità tra Good Morning Italia e Fuori dalla bolla ci sono parse evidenti e aggiungere Fuori dalla bolla alla nostra offerta editoriale è un grande passo avanti nel nostro percorso di crescita”, afferma il founder di Good Morning Italia, Beniamino Pagliaro.

“La partnership con una realtà come Good Morning Italia ci dà la possibilità di avere una struttura solida su cui contare, nuovi ascoltatori e una funzione innovativa nel panorama delle rassegne stampa italiane”, affermano Guido Canali e Cecilia Sala.


Oltre a seguire l’attività di Fuori dalla bolla su Twitter, gli utenti che già conoscono il format potranno iscriversi a una mailing list su fuoridallabolla.goodmorningitalia.it per rimanere aggiornati sugli appuntamenti futuri di Fuori dalla bolla. Gli utenti che non sono già abbonati a Good Morning Italia e si iscrivono alla mailing list di Fuori dalla bolla riceveranno un coupon per un trial gratuito da 60 giorni su Good Morning Italia.

L’Italia vista con gli occhi di un “italiofilo”

Credits: Ozgu Ozden

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Dialogando con la grande comunità degli abbonati di Good Morning Italia capita di fare degli incontri sorprendenti. Oltre a un discreto numero di italiani residenti all’estero che usano il briefing per tenersi aggiornati su ciò che accade nel nostro Paese, ci sono infatti anche degli “italiofili”, con passaporti di altri Stati e un vivace interesse per le vicende nostrane. Uno di loro è Slawek Blich, giornalista polacco, da tre anni di base a Praga dove è vice caporedattore e responsabile dello sviluppo dei prodotti digitali di KrytykaPolityczna.pl.

Ci parli di te e del tuo lavoro? 

Slawek Blich

“Vivo a Praga, in Repubblica Ceca, e lavoro come vice caporedattore e responsabile dello sviluppo dei prodotti digitali presso KrytykaPolityczna, una delle più grandi reti progressiste di media, istituzioni e attivisti dell’Europa centro-orientale. 
Come giornalista, ho lavorato sia con i principali media sia con editori indipendenti a Varsavia, Roma, Praga e Londra. In quegli anni – ero ventenne – ho fatto il giornalista musicale, il conduttore radiofonico e il cronista.
Ciò che ha cambiato completamente il mio modo di guardare al giornalismo è stato un breve periodo di formazione alla Guardian Academy durante i giorni del ‘digital first’ di Alan Rusbridger. Ricordo di aver letto Firestorm, il rivoluzionario esperimento multimediale che raccontava un devastante incendio in Tasmania e le sue conseguenze. Vedendolo, ho pensato: ‘Questo è quello che voglio fare anche io! Questo è il futuro del giornalismo!’. Oggi sappiamo che non lo era, ma i colleghi del Guardian avevano ragione nel cercare di andare oltre il modello della ‘piramide invertita’ (tecnica di scrittura giornalistica, ndr) per esplorare nuovi formati, narrazioni e modi per interagire con il pubblico attraverso il digitale. Questa esperienza ha influenzato profondamente il mio modo di lavorare e mi ha spinto verso lo sviluppo di prodotti digitali per i media”.

Puoi dirci di più su Krytyka Polityczna, la testata in cui lavori? 

“Krytyka Polityczna si considera tra gli eredi contemporanei dell’intellighenzia dell’Europa centrale e orientale impegnata nel promuovere un ethos nell’attività pubblica. L’attività comprende il sito KrytykaPolityczna.pl, una rivista trimestrale, una casa editrice, centri culturali e club di attivisti in una dozzina di città in tutta la Polonia, a Kiev e a Berlino, oltre a un centro di ricerca, l’Istituto per gli studi avanzati di Varsavia.
In KrytykaPolityczna.pl, cerco di creare un ponte tra il giornalismo tradizionale e le tecnologie digitali, intrecciando la user experience e il design dei prodotti digitali con la qualità della scrittura e dell’editing. Mi occupo inoltre anche di pianificare strategie di raccolta fondi coerenti con i nostri obiettivi”.

So che di recente avete pubblicato un pezzo sulla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Come appare l’Italia da Praga?

“Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia sono quasi una logica conseguenza delle politiche di austerità che l’Italia persegue dal 2009. Bassi salari, disuguaglianza, povertà e insicurezza permanente spingono milioni di persone nelle mani di xenofobi che rifiutano sia la diversità che un’integrazione più profonda dell’Europa per i loro soli vantaggi politici. Un vero gigante della teoria economica e uno dei più importanti intellettuali pubblici del XX secolo, John Maynard Keynes ci aveva avvertito che è impossibile uscire dalla recessione economica quando tutti stringono la cinghia. Tuttavia, tengo le dita incrociate affinché l’European Recovery Program e il Green Deal europeo diventino un punto di svolta per le relazioni dell’Italia con l’UE e che entrambi i programmi la trasformino nel Paese che merita davvero di essere”.

Parli di te come di un “italiofilo”: potresti spiegarci perché?

“Ho vissuto e studiato in Italia prima di trasferirmi a Londra per intraprendere la mia carriera giornalistica quando avevo circa 25 anni. La mia permanenza non è stata forse abbastanza lunga per permettermi di immergermi veramente nell’architettura, nella cultura e nella storia italiana, ma abbastanza per trasformarmi in un grande italofilo per il resto della vita. Tuttavia, nella mia ammirazione per il vostro Paese, cerco di fare uno sforzo consapevole per escludere i cliché della dolce vita e sullo stile di vita italiano. All’opposto, cerco di leggere il più possibile sull’Italia, mi interesso del patrimonio culturale, dei problemi politici e del disordine ideologico”.

Qual è il tuo ricordo più bello dell’Italia?

“Un weekend alle Cinque Terre di qualche anno fa”.

C’è qualche genere di notizia o di format che consigli per conoscere meglio l’Italia e restare aggiornati su cosa accade qui?

“Per coloro che non parlano ancora fluentemente la lingua, consiglio vivamente un podcast chiamato News in Slow Italian. Parlando con amici e conoscenti, alcuni mi hanno detto che vorrebbero che Good Morning Italia iniziasse a pubblicare in inglese o anche a produrre podcast destinati a stranieri, studenti italiani o studenti di lingua italiana di livello intermedio”.

Grazie del suggerimento! A proposito, qual è stata la tua impressione la prima volta che hai letto Good Morning Italia?

“Ora devo davvero trovare il tempo per leggerlo ogni mattina!”.

Hai qualche suggerimento su testate giornalistiche, libri, podcast o film che un italiano potrebbe utilizzare per capire meglio come gli stranieri vedono il nostro Paese? 

“Per gli anglofoni, un must assoluto è The Week in Italy, newsletter settimanale di Jamie Mackay. Jamie, oltre che un mio grande amico, è uno scrittore e giornalista che vive a Firenze. Da lì lavora per diverse testate internazionali. Nella sua newsletter non ci sono né titoli clickbait né dichiarazioni politiche troppo semplificate. Al contrario, infonde nei suoi testi una forte conoscenza della politica, della cultura, della letteratura e delle arti, per dare ai suoi lettori la prospettiva più chiara possibile su ciò che sta realmente accadendo. Di recente ha anche pubblicato un nuovo libro intitolato The Invention of Sicily: A Mediterranean History e non posso che consigliarlo a coloro che non hanno familiarità con l’affascinante storia del Sud Italia.
Per chi invece preferisce contenuti in italiano, suggerisco Wlodek Goldkorn, giornalista e scrittore prolifico che ha lavorato per L’Espresso. Fuggì dalla Polonia nel 1968, quando il partito comunista dichiarò migliaia di ebrei stranieri indesiderati e nemici dello stato prima di cacciarli dal Paese. Wlodek ha scritto molti saggi e libri affascinanti sull’ebraismo, l’Italia e l’Europa centrale e orientale. E poi ci sono diverse testate straniere che offrono informazioni affidabili e approfondite sull’Italia in inglese, in particolare Politico, Euronews, Guardian, France24 e Project Syndicate, che ospita tra i propri autori Mariana Mazzucato e Yanis Varoufakis.
Tra gli show televisivi, infine, consiglierei Loro di Paolo Sorrentino, il documentario distribuito da Netflix My Way: The Rise and Fall of Silvio Berlusconi e Girlfriend in a coma dell’ex direttore dell’Economist Bill Emmott”.

Un briefing formato famiglia

Credits: Bino Storyteller

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“Da piccole ghiande nascono solide querce”, dice un proverbio inglese, e questo è il motto, lavorativo e familiare, adottato da Davide Coral e Sara Mandalà. Imprenditori nel settore e-commerce, dove gestiscono due siti che si occupano della vendita di prodotti ecosostenibili, sono anche i genitori di Mattia ed Emanuele, con cui hanno inaugurato l’abitudine, specie nel fine settimana, di commentare le notizie lette sul briefing di Good Morning Italia.

Davide Coral e Sara Mandalà

“È iniziato tutto quando a scuola un insegnante ha detto a uno dei ragazzi che non era possibile che non guardasse il telegiornale – racconta Davide -. È un’osservazione che capisco benissimo dal punto di vista dell’insegnante, ma non credo che non guardare il telegiornale significhi non informarsi. Con mia moglie pensiamo infatti che un tg non sia adatto a dei bambini di 9 anni perché c’è spesso molto cronaca nera, trattata nei suoi dettagli più violenti e spettacolarizzati, e molta politica interna. Su quest’ultimo argomento, pensiamo che a quell’età non si abbiano ancora gli strumenti per comprendere certe dinamiche e non vogliamo che questo finisca per produrre nei ragazzi una sfiducia incolmabile negli adulti. Su Good Morning Italia troviamo già una forte scrematura su questi aspetti e questo ci facilita nell’individuare quali possono essere le notizie più interessanti di cui parlare a cena”.

Come scegliete le notizie di cui discutere?

“Credo che il criterio principale sia quello dell’interconnessione: pensiamo sia molto importante far capire ai ragazzi che siamo tutti collegati. Ci interessa poco parlare, per esempio, della nomina di un ministro dell’Ambiente oppure del fatto che magari sia coinvolto in un caso di corruzione. All’opposto, ci interessa molto parlare invece del clima e delle questioni legate al cambiamento climatico. Oppure di politica estera. A volte sono loro a chiederci spiegazioni su qualche argomento di cui magari hanno sentito parlare e allora cerchiamo di fornire loro un po’ di dati. Possibilmente cerchiamo di dare loro informazioni il più possibile concrete perché a quell’età non puoi parlare troppo per astrazione. Per esempio, durante la recente crisi tra Israele e Palestina, sono andato a leggere alcuni degli approfondimenti e mi hanno aiutato a ripassare cosa era successo in precedenza, a dare loro informazioni su quanto è grande la Striscia di Gaza – all’incirca un decimo del territorio del Friuli, per dare loro un paragone comprensibile – e quindi a poter dare loro qualche informazione in più su una vicenda storicamente e politicamente complessa”.

Quali sono le reazioni dei ragazzi?

“In generale, un fiume di domande, che sono spesso uno stimolo per noi genitori per approfondire. Talvolta ci prendono anche in contropiede e quindi dobbiamo darci da fare per rispondere. Sono attratti comunque da temi sui quali sentono anche di poter fare qualcosa direttamente, per esempio l’ambiente”.

Un episodio di “contropiede”?

“Uno recente riguarda la Festa della Repubblica: in quel caso ci hanno dimostrato di saperne più di noi, grazie a quanto fatto a scuola, perché ci hanno raccontato che nell’Assemblea Costituente c’erano 23 donne. Poi abbiamo parlato del suffragio universale e della scelta tra monarchia e repubblica. Da lì è partita una discussione, filosofica direi, sul perché riteniamo che la repubblica sia la migliore forma di Stato e su quali sono le altre alternative. Insomma, una di quelle conversazioni dopo le quali mi alzo da tavola con una certa soddisfazione!”.

Come avete iniziato a leggere il briefing?

“Tramite la segnalazione di un amico. Io sono anche un giornalista, come formazione, ma negli anni mi sono spesso sentito deluso dal lavoro fatto da diversi giornali e così sono approdato su Good Morning Italia, di cui apprezzo l’essenzialità, la capacità di dare una visione generale e il piglio globale. E poi ha un linguaggio semplice, lo può leggere effettivamente anche un bambino perché le frasi brevi vanno incontro a quelle che sono le loro capacità e abitudini a quell’età. Poi, con l’aiuto di un adulto, anche loro possono capire meglio il significato delle notizie. Il nostro ‘lavoro’ è di prendere un po’ il grandangolo e partendo da una notizia come quella della funivia del Mottarone, invece di limitarci a discutere di chi sia la colpa, proviamo a ragionare su come si sfrutti la montagna, su quale sia il rapporto tra uomo e territorio, su quali potrebbero essere modi alternativi per vivere e lavorare in queste aree”. 

Trasformare una passione in impresa: due chiacchiere con Caterina Zanzi, fondatrice del blog “Conosco un posto”

Caterina Zanzi

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“Assaggio tutto prima di dire che non mi piace, leggo appena posso e faccio maratone di serie tv”. Caterina Zanzi, 33 anni, fondatrice del blog “Conosco un posto”, guida alle cose belle da fare a Milano e dintorni, ci racconta come si trasforma una passione (e un’abitudine familiare) in un’impresa digitale che oggi conta circa 400 mila visualizzazioni mensili sul blog e una comunità di 142 mila follower su Instagram e altri 90 mila su Facebook.

Cominciamo dalla tua attività: ci racconti come è nato “Conosco un posto” e di cosa si occupa?

“Il blog è nato nel 2014, motivato fondamentalmente dall’amore che ho per Milano, la mia città. Sono nata e cresciuta qui e, anche se ho fatto qualche esperienza all’estero, poi sono sempre tornata. Ciò che mi piace di Milano è che riserva sempre qualche sorpresa e così, anche per il fatto che nella mia famiglia siamo sempre stati appassionati di cibo, ho preso ispirazione dall’abitudine familiare di andare in giro a scoprire nuovi posti per iniziare la mia attività. Fino a gennaio 2020 il mio lavoro principale era per una rivista che si occupa di economia della moda, poi ho deciso di fare il salto e dedicarmi solo al blog e alla produzione di contenuti da creator che pubblichiamo su Facebook, Instagram, su un canale Telegram, su Spotify sotto forma di playlist e anche tramite una newsletter che, oltre a essere un collettore dei nostri articoli, si è evoluta anche sotto forma di rassegna stampa sui temi di nostro interesse”.

Dal tuo plurale, capisco che siete in diversi a lavorarci.

“Sì. Il blog è nato come progetto personale, poi pian piano alcuni lettori si sono proposti per diventare parte della storia. Oggi siamo in nove in tutto e ognuno mette a frutto le proprie competenze, per dire come account o come fotografa, oltre alla scrittura. Eccetto me, le altre persone lavorano come contributor, ma l’idea è riuscire nel tempo a creare una struttura più stabile”.

Com’è stato fare questo passaggio da lavoratrice dipendente a imprenditrice?

“Ho avuto il tempismo di licenziarmi due mesi prima dell’inizio della pandemia, ma a parte questo ho sempre voluto fare un lavoro che mi rispecchiasse e, quindi, a un certo punto mi sono buttata. Onestamente, il lavoro era già avviato da diversi anni anni, per cui l’ho fatto comunque con un discreto margine di certezza”. 

Ci racconti invece la tua routine del mattino?

“Good Morning Italia è l’unica newsletter che leggo al mattino, quando accendo il pc e recupero il gap su quanto è accaduto tra le sei della sera prima, quando in genere leggo la newsletter serale del Post, e il mattino. Mi piace soprattutto il taglio internazionale del briefing di Good Morning Italia. Poi la giornata prosegue con la mia rassegna di lavoro su Milano e sul settore ristorazione, anche se spesso, seguendo la curiosità, mi ritrovo a leggere contenuti o a visitare siti su temi totalmente diversi. L’altro giorno, per esempio, mi è successo con il tema del riconoscimento facciale. Mi piace spaziare, per cui assecondo volentieri questa curiosità”. 

Sul tuo profilo Instagram, ci sono foto di imponenti pile di libri: qualche titolo che consiglieresti agli altri abbonati di Good Morning Italia?

“Sono soprattutto una lettrice di romanzi e ultimamente mi sto dedicando soprattutto alla letteratura italiana. “La città dei vivi” di Nicola Lagioia, che ho letto a inizio anno, mi è piaciuto moltissimo. Adesso sto facendo una piccola maratona dei libri candidati al Premio Strega e “Due vite” di Emanuele Trevi mi è piaciuto particolarmente. Poi, sono un’appassionata di letteratura giapponese, così come di Eshkol Nevo ed Emmanuel Carrère”.

Cosa ascolti, invece?

“Dunque, la proporzione tra contenuti letti e ascoltati per me è, più o meno, 90 e 10. Mi piacciono i podcast crime, “Veleno” in primo luogo. Mi piace anche “Morgana”, di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri e “Cachemire” di Edoardo Ferrario e Luca Ravenna. Li ascolto più che altro la sera, mentre cucino”.

E le playlist Spotify di “Conosco un posto”, invece, come sono?

“Quelle sono soprattutto musicali: abbiamo cominciato perché in occasione di eventi che avevamo battezzato “Conosco un aperitivo”, la playlist ci serviva per fare il karaoke. Poi ne abbiamo creato alcune tematiche, tipo “Piantini”, se sei un po’ triste, oppure “Con la fionda”, se vuoi rimorchiare”.

Per concludere, sul grande (o piccolo) schermo, cosa guardi?

“Ultimamente mi sono data a una maratona Oscar: ho visto ‘Minari’, ‘Un altro giro’, che mi è piaciuto, ‘Mank’ che però non ho ancora inquadrato esattamente. ‘Nomadland’, invece, penso abbia davvero meritato tutti i premi vinti”.

Il product manager sta al briefing come la crema al tiramisù

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Se il nostro briefing fosse un tiramisù, dove gli strati di base sono la piattaforma tecnologica con cui produciamo e inviamo i contenuti  e quelli superiori le notizie, il ruolo della crema che aiuta a tenere tutto insieme è svolto da Sergio Maistrello. Con 30 anni di esperienza su contenuti, pratiche e formati per l’informazione, Sergio, da circa un anno, è il product manager di Good Morning Italia.

Ci spieghi esattamente in cosa consiste il tuo lavoro?

“Sono l’anello di congiunzione tra i diversi team – cioè quello editoriale, quello di sviluppo e quello commerciale, che sono sparsi tra Italia, Londra e New Delhi. Sono in un certo senso l’avvocato difensore del prodotto per conto del lettore. La mia esperienza è a cavallo tra giornalismo e tecnologia e quindi aiuto queste componenti di Good Morning Italia a dialogare e a mantenersi in equilibrio”.

Secondo te, quanto il giornalismo oggi ha bisogno di product management?

“Il giornalismo ha sempre più bisogno di competenze tecnologiche in generale. I prodotti digitali sono liquidi e destinati a un’evoluzione esponenziale. La tecnologia non è soltanto un supporto, ma uno dei linguaggi del giornalismo contemporaneo. Lo sviluppo non termina mai, per definizione: mentre servi il prodotto di oggi stai già costruendo le evoluzioni di domani. Puoi governare questo cantiere in molti modi. Il product manager in redazione è uno di questi: se il tuo modello di sviluppo è basato sul design, come nel caso di Good Morning Italia, ti aiuta a non appiattire lo sguardo sulle contingenze del giornalista e dello sviluppatore, e a continuare a tenere gli occhi sul lettore e sulle sue domande”.

Ci sono degli esempi di prodotti giornalistici che segui che stanno lavorando in questa direzione?

“Basta sfogliare i siti del New York Times o del Guardian, per rendersi conto quanta cultura del prodotto giornalistico digitale ci sia già nei media mainstream internazionali di punta. Per non dire delle esperienze più giovani e dirompenti, come Quartz. In Italia, dove in genere le redazioni tendono ancora a prevaricare gli sviluppatori, guardo con curiosità alla riorganizzazione dei contenuti del gruppo GEDI, dove contenitori verticali trasversali si incrociano in modo nuovo con i siti delle testate storiche. E mi attendo gioie dal Post, che ho visto crescere piano ma bene in questi anni”.

Nella tua attività ti sei occupato e ti occupi anche di giornalismo di comunità: ci spieghi di cosa si tratta e se un briefing come Good Morning Italia può essere uno strumento utile in questo ambito?

“Ti faccio un esempio davvero iperlocale: sono rappresentante dei genitori nella classe di mia figlia, che fa la quinta elementare. Dopo ogni incontro con gli insegnanti condivido un verbale per allineare tutti, non solo gli assenti. Lo scrivo per punti molto sintetici e fattuali, senza lesinare iconcine informali che aiutano a decodificare il contesto, aggiungo dove possibile un tocco di ironia. Dietro ogni parola però c’è verifica, comprensione del quadro d’insieme, ricerca di link per stimolare l’approfondimento. In questo modo servo sia il genitore superficiale e distratto che quello impegnato e curioso, alimentando un racconto condiviso. Aggiornamento, costruzione di contesto, strumento di conoscenza: insomma, facevo un briefing e non me ne ero reso conto”.

Le newsletter stanno vivendo una seconda vita: tu che tipo di utente sei rispetto a questo prodotto?

“Io sono uno che soffre terribilmente l’entropia nelle proprie casella di posta. Entro la fine giornata, al massimo entro la fine della settimana, devo aver selezionato, letto, archiviato, cestinato tutto quello che entra nella mia inbox. Inoltre sono piuttosto un lettore vorace di quanto supera il filtro delle mie reti sociali. Questo nel tempo mi ha reso meno incline alle newsletter, di cui però mi nutro avidamente quando portano gli argomenti di attualità che mi interessano a un livello di specializzazione inedito, come Da Costa a Costa, la newsletter sulla politica statunitense di Francesco Costa, o Guerre di Rete, l’appuntamento settimanale sui temi cyber di Carola Frediani”.

Sintesi, efficacia e stimolo a informarsi: il briefing al servizio dei dipendenti

Credits: Banca Ifis

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La sintesi non è semplice brevità ma saper estrapolare il succo delle notizie e stimolare la voglia di leggerle. È un po’ questo il senso e l’esperienza con il briefing corporate di Good Morning Italia raccontata da Eleonora Vallin, Responsabile Ufficio Stampa e Media relations presso Banca Ifis.

Come mai Banca Ifis ha deciso di adottare il news briefing?

Eleonora Vallin
Eleonora Vallin

“Il nostro obiettivo era portare il maggior numero di dipendenti a essere informati. Siamo partiti qualche anno fa dall’ottimizzazione della rassegna stampa classica: abbiamo anticipato l’orario dalle 9 alle 8 del mattino e dato a tutta la popolazione aziendale la possibilità di accedere alla rassegna anche dalla Intranet. Nell’ultimo anno abbiamo affinato l’editing, cercando di trovare il giusto equilibrio anche nel numero di notizie da offrire: non oltre 50 articoli. Durante il lockdown del 2020, come comunicazione interna, è stato sperimentato in house un primo embrione di newsletter. Il passaggio al briefing rappresenta un’innovazione dal punto di vista sia della struttura sia della sintesi e ci è parsa la soluzione più adatta per disporre dell’informazione quotidiana con un formato e uno stile appealing”.

Come è stato accolto il briefing?

“Abbiamo ricevuto dei feedback molto positivi dai circa 1.800 dipendenti. In modo particolare abbiamo riscontrato un alto tasso di gradimento tra i più giovani. Ciò che è maggiormente apprezzato è la sintesi, la visione a 360° sulle notizie, la consapevolezza di essere davvero informati a fine lettura e in poco tempo. Consultare una rassegna stampa composta solo da “ritagli”, seppure selezionati ed editati, portava soprattutto i “non addetti ai lavori” a leggere solo i titoli o a linkare le prime pagine. Il briefing, invece, invoglia alla lettura di un numero più alto di notizie perché esse sono condensate in un unico flusso. È apprezzata la qualità del prodotto, si percepisce che dietro c’è la componente umana, non un algoritmo. Ugualmente è molto gradito l’uso di link a testate straniere che sono considerate uno stimolo e una contaminazione”.

Il briefing ha tre diversi formati che variano in base ai giorni della settimana: ci racconti per quali ragioni avete voluto svilupparli in questo modo?

“Il primo bisogno era quello di assicurare un’informazione legata all’attualità dal lunedì al venerdì con focus sull’economia, la finanza e la politica interna. I formati del sabato e della domenica hanno l’obiettivo di allargare l’orizzonte dei temi affrontati e invogliare ad aprire l’e-mail anche durante il weekend. In quest’ottica, il sabato abbiamo scelto di approfondire i temi della sostenibilità in linea con la nostra strategia aziendale, in modo da poter leggere notizie che ci tengano aggiornati e creino ingaggio su questi temi. La domenica, invece, in linea con i piani editoriali di molti quotidiani, è diventata anche per Banca Ifis la giornata della cultura e dell’intrattenimento ma soprattutto l’occasione di lettura più lenta e approfondita, ad esempio, degli editoriali pubblicati durante la settimana”.

Quali sono le altre fonti di informazione che usate correntemente?

“Le agenzie di stampa, oltre a una serie di abbonamenti digitali ai principali quotidiani italiani e stranieri che abbiamo reso disponibili al top management. Personalmente sono abbonata anche alle newsletter di Repubblica, Sole 24 Ore, Corriere, Il Post e Bloomberg e molte notizie le apprendo dai social. In particolare, LinkedIn. Da un punto di vista organizzativo, utilizziamo le chat di gruppo su WhatsApp per condividere i flussi informativi”.

E voi come fate e gestite informazione verso l’esterno?

“Credo molto nella capacità delle aziende di essere anche media company, soprattutto quando hanno e producono contenuti interessanti. Da circa un anno stiamo positivamente sperimentando nuovi spazi di brand journalism. I native e i branded content online sono delle leve di comunicazione aziendale in stile giornalistico molto forti, con ritorni misurabili in termini di visualizzazioni, link e accessi al sito di riferimento. L’obiettivo è riuscire a far parlare di sé senza essere autoreferenziali ma attraverso il racconto di fatti, attività legate ai business, con nuovi format come quello evergreen dell’educazione finanziaria o i più attuali podcast, o grazie alla potenza dei dati di cui ci si può fare interpreti e osservatori. La leva è sempre la qualità”.

Un’ottica globale e locale: come il briefing aiuta a indirizzare l’azienda nel mondo che la circonda

Credits: Amplifon

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Un’ottica globale e insieme locale, tutto in un unico strumento: il briefing del mattino, prodotto da Good Morning Italia per Amplifon, è “una sintesi ragionata, una guida attraverso le specificità locali” delle diverse regioni in cui è presente l’azienda e il “contesto globale” che le connette, come spiega Luca Marini, Corporate Communication & CSR Associate Director di Amplifon.

Per cominciare, perché avete scelto di adottare il briefing mattutino?

Luca Marini

“Nasce da un percorso di progressiva valorizzazione di quella che è la sintesi ragionata, partito prima a livello individuale e poi via via sviluppato e coltivato anche in ambito professionale, per cui da lettore di Good Morning Italia ho pensato che sarebbe stato un servizio utile da offrire a tutti i dipendenti. In precedenza esisteva la classica rassegna, che però non forniva una sintesi ragionata e “glocal”, dell’universo più ampio in cui si muove l’azienda e le sue persone. Il lavoro interessante che stiamo facendo insieme, fornendo un contesto sia nazionale sia globale, è proprio fornire uno strumento di lettura a prova di multinazionale”.

Come si integra il briefing con il resto del lavoro di comunicazione interna?

“In realtà, il briefing affianca ed integra gli strumenti di comunicazione interna, ma non li sostituisce. È per noi uno strumento di condivisione e riflessione su ciò che il mondo dice e pensa su argomenti di nostro interesse, non è la voce dell’azienda su quegli argomenti”.

Come è stato accolto dai dipendenti?

“In linea con l’approccio data-driven dell’azienda, abbiamo fatto una prima survey dopo sei mesi dall’adozione rivolta al leadership team globale e locale, che è stato il primo nucleo a ricevere il briefing. Di recente, dopo aver esteso il servizio a tutta la popolazione aziendale, abbiamo proposto una nuova survey con cui abbiamo, per esempio, avuto conferme e indicazioni interessanti riguardo all’approccio sempre più “glocal” e targetizzato del contenuto che ci permette di poter osservare come i trend globali dei quali siamo attori si declinano nelle diverse realtà in cui operiamo, secondo le sensibilità dell’opinione pubblica e dei media locali”.

Allargando il discorso, quali sono altre fonti di informazione rilevanti per te?

“Ammetto che mi piacerebbe riuscire ad avere un approccio un po’ più “esplorativo” rispetto a quello che ho attualmente: sono molto interessato alle newsletter che trovo siano uno strumento che si è evoluto sia in fatto di contenuto sia di formato. In un mondo che si contende la nostra attenzione di continuo con decine di notifiche push, la newsletter è ‘pull’, si basa sulla fiducia, sulla relazione. In questo senso una che apprezzo molto è ‘Morning Brew’, oltre che per lo stile anche perché ha delle forme di collaborazione con le aziende su una serie di contenuti decisamente innovative”.

Dall’IRI al briefing: com’è cambiata l’informazione di Fincantieri

Credits: Fincantieri

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Una buona informazione – selezionata, accurata, costruita su misura per le proprie esigenze – è un valore: come abbiamo scritto in un precedente post, c’è un intero filone di studi che si concentra sull’economia dell’attenzione e sull’impatto che questa risorsa, scarsa e preziosa, ha nei processi di un’organizzazione.

Antonio Autorino

In quest’ottica abbiamo incontrato Antonio Autorino, responsabile dei rapporti con la stampa del gruppo Fincantieri, che da quattro anni utilizza un briefing corporate, battezzato “FinNews” e prodotto da Good Morning Italia, per informare il management e i dipendenti. 

Perché avete scelto di creare FinNews?
“L’idea di FinNews è nata per rendere il servizio di rassegna stampa più efficiente e accattivante. Siamo un’azienda nella quale c’è per tradizione molta attenzione alle news, una cultura che ci deriva dai tempi dell’IRI, che ha fatto scuola al privato anche in questo ambito. In questo senso la nostra rassegna è un prodotto che si è progressivamente evoluto in base alle tecnologie disponibili: oggi il briefing rappresenta la soluzione per disporre di un prodotto ben confezionato in tempi contenuti che mette a disposizione un’informazione corretta e ad ampio spettro, in grado di dare a chi lo legge il ‘flavour’ della notizia. La scelta di un briefing digitale ha anche un doppio risvolto pratico: ci ha permesso di estendere a tutti i dipendenti  la possibilità di ricevere la rassegna stampa, passando così da qualche decina di manager a una popolazione aziendale di circa seimila persone. Il secondo vantaggio va letto in chiave di sostenibilità, perché abbiamo abolito la riproduzione delle copie cartacee che venivano stampate in passato”.

Quali sono i temi più rilevanti del briefing?

“Comincerei senz’altro dalle notizie che coprono i temi legati ai business aziendali: la cantieristica, lo shipping, la difesa e, più recentemente, il mondo delle infrastrutture. Poi per noi è altrettanto fondamentale avere un quadro chiaro dei grandi temi di attualità, di taglio economico, politico e del mondo del lavoro”. 

Come si è evoluta la cultura della comunicazione in questi anni in un’azienda globale come Fincantieri?

“Come dicevo abbiamo sempre avuto una  grande attenzione all’informazione e questa è rimasta una costante nel tempo. L’evoluzione è più legata ai mezzi tecnologici a disposizione e poi ovviamente si accorda alle strategie del gruppo. Indubbiamente un elemento fondamentale è la considerazione da parte del management dell’importanza di ricevere le notizie presto e attraverso un servizio di qualità, riconoscendo in questo un vantaggio, quello di poter essere reattivi, con cognizione di causa, sia da un punto di vista decisionale sia più propriamente comunicativo”.

Come si inserisce il briefing nella routine di lavoro?

“D’abitudine monitoriamo le notizie in modo costante durante la giornata, inviando anche due aggiornamenti quotidiani curati dall’ufficio stampa. Poi il monitoraggio prosegue fino alla sera tardi, sia per seguire specifiche vicende sia per verificare concretamente che riscontro sta trovando il lavoro fatto. Dopodiché al mattino, la fase di verifica della bozza del briefing è il momento in cui si limano i dettagli”.

Il tuo team è un team abbastanza giovane: che ruolo hanno avuto nella scelta di adottare il briefing?

“Per età anagrafica e mentalità hanno avuto un ruolo determinante. Infatti sono stati loro a spingere per un aggiornamento che, tra l’altro, ha richiesto anche un grosso sforzo sotto il profilo informatico. Di sicuro, a loro va il riconoscimento per la freschezza e l’entusiasmo dedicato per sostenere e cavalcare questo importante cambiamento”.