Pensare dentro lo schema

Ecco per voi un nuovo contenuto extra, accessibile gratuitamente, per offrirvi anche questa settimana un approfondimento su argomenti di cultura, società e tecnologia, come quelli che trovate nel nostro briefing della domenica. Buona lettura!

Non conosci ancora Good Morning Italia?
C’è una prova gratuita per te

Qualche settimana fa è uscito “Thinking inside the box“, un libro scritto dalla giornalista americana Adrienne Raphel, che racconta la storia del cruciverba. Un passatempo pubblicato per la prima volta nel 1913, pochi giorni prima di Natale, per riempire uno spazio vuoto sul supplemento domenicale del “New York World”, edito da Joseph Pulitzer. L’autore era Arthur Wynne, enigmista britannico, che si contende la paternità di questo passatempo con un italiano, Giuseppe Airoldi

Ma quante ne sai! In quegli anni il cruciverba diventò una moda, secondo alcuni quasi un tormentone, tanto che nel 1924 il New York Times – che poi si ricredette su questa opinione in concomitanza con l’attacco giapponese a Pearl Harbour e oggi ne ha uno piuttosto quotato, ideato da Will Shortz – lo criticava come “una dimostrazione fine a se stessa di erudizione”. 

La madre del cruciverba La forma moderna del cruciverba, in realtà, è opera soprattutto della segretaria di Wynne, Margaret Petherbridge, che cominciò a suddividere le definizioni in “orizzontali” e “verticali”, si occupava della correzione e verificava che non ci fossero caselle vuote (Nyt). 

Chimica delle parole Nella storia, il cruciverba vanta celebri fan: Nabokov ideò il primo pubblicato in russo nel 1924 e li usava per scrivere alla moglie, mentre lo scrittore francese George Perec fu il primo a realizzarne uno in francese (Guardian). Tutti rapiti da quella che Raphel ha descritto, dopo aver partecipato a un ritiro full immersion per diventare enigmisti, come la sensazione di essere “un chimico della parola, impegnato a creare il proprio personale micro-universo”.